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Utente: ArturBlord
Nome: Artur Blord
Lady Tristezza ti prego, non ti voltare e non cercare di ingannarmi, con lo sguardo, perché non accetterò giudizi, stavolta, se non quello del cuore. Rilassati, Lady Tristezza, di me ti puoi fidare: io sono colui che ti consacrò la notte. Davvero non ti ricordi di me? Conosco la vita, che celi nell'anima, perché ne sono stato il testimone principe. Non mi sottovalutare: io fui complice dei tuoi segreti. Non ti puoi nascondere a me. Né farmi credere che tutto sia andato perduto... Scrollati, Lady Tristezza, è dentro di te la battaglia più importante. Quella che, da troppo tempo, cerchi di evitare. Ma a cui, comunque, non potrai sfuggire. Oppure, davvero, perderai tutto il tesoro che custodisci con mortificante ermetismo nelle riservatissime tue profondità, inarrivabili, dei sentimenti e che non vuoi più condividere. Convinta, in questo modo, di ripararti dalle ferite della vita... Non vedi che t'inganni? Non vedi quanta gente, esausta, ignara dei segreti, tuoi e meravigliosi, finirà per rinunciare, proprio sulla soglia di una porta, quella del tuo cuore, chiusa da troppo tempo e invano? Forse vaneggio, ubriaco dei ricordi e delle speranze di una ragazza che non c'è più. Forse davvero non sei più tu, Lady Tristezza, la ragazza alla quale, una notte che fu, offrii la stessa mia vita e forse anch'io, come te, mi dovrò rassegnare prima o poi... Scusami Lady Tristezza forse t'ho disturbata per niente. Ma valeva la pena di tentare un'ultima volta, prima di arrendermi, sconfitto da un nemico, senza volto né identità, ma abbastanza potente da soffocarmi, inesorabile, un pezzo di cuore: quello con i tuoi sorrisi, così luminosi, un tempo, che mai, avrei detto, sarebbero affogati nell'ombra. Quell'ombra scura che da troppo tempo, ormai, ti vela gli occhi Lady Tristezza... Anche adesso.

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Da L'Isola di Arturo di Elsa Morante


....... "Certe sere, dopo cena, attirato dalla frescura di fuori, mi stendevo sullo scalino della soglia, o sul terreno dello spiazzo.
La notte, che un'ora prima, giù al piano, m'era apparsa così proterva, qua, ad un passo dalla porta-finestra illuminata, mi ridiventava familiare.
Adesso il firmamento, a guardarlo, mi diventava un grande oceano, sparso d'innumerevoli isole, e, fra le stelle, ricercavo aguzzando lo sguardo quelle di cui conoscevo i nomi: Arturo, prima di tutte le altre, e poi le Orse, Marte, le Pleiadi, Castore e Polluce, Cassiopea......
Avevo sempre rimpianto che, ai tempi moderni, non ci fosse più sulla Terra qualche limite vietato, come per gli antichi le Colonne d'Ercole, perchè mi sarebbe piaciuto di oltrepassarlo io per primo, sfidando il divieto con la mia audacia; e, allo stesso modo, adesso, guardando lo stellato, invidiavo i futuri pioneri che potranno arrivare fino agli astri.
Era umiliante guardare il cielo e pensare: là ci sono tanti altri paesaggi, altre iridi di colori, forse tanti altri mari di chi sa quali colori, altre foreste più grandi che ai Tropici, altre forme di animali ferocissime e allegre, più amorose ancora di queste che vediamo.... altri esseri femminili stupendi che dormono.... altri eroi bellissimi..... altri fedeli.... e io non posso arrivare la.

Allora, i miei occhi e
i miei pensieri lasciavano il cielo con dispetto, riandando a posarsi sul mare, il quale, appena io lo riguardavo, palpitava verso di me, come un innamorato.
Lì disteso, nero e pieno di lusinghe, esso mi ripeteva che anche lui, non meno dello stellato, era grande e fantastico, e possedeva territori che non si potevano contare, diversi uno dall'altro, come centomila pianeti!
Presto, ormai, per me, sarebbe cominciata finalmente l'età desiderata in cui non sarei stato più un ragazzino, ma un uomo; e lui, il Mare, simile a un compagno che finora aveva sempre giocato assieme a me e s'era fatto grande assieme a me, mi avrebbe portato via con lui a conoscere gli oceani, e tutte le altre terre, e tutta la vita!.............."

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Quella, che tu credevi un piccolo punto della terra fu tutto.
E non sarà mai rubato quest'unico tesoro.
ai tuoi gelosi occhi dormienti.
Il tuo primo amore non sarà mai violato.

Virginea si è rinchiusa la notte
come una zingarella nel suo scialle nero.
Stella sospesa nel cielo boreale
eterna; non la tocca nessuna insidia.

Giovinetti amici, più belli di Alessandro e d'Eurialo,
per sempre belli, difendono il sonno del mio ragazzo.
L'insegna paurosa non varcherà mai la soglia
di quella isoletta felice.

E tu non saprai la legge
ch'io, come tanti, imparo,
- e a me ha spezzato il cuore:

fuori dal limbo non v'è eliso.


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In questi versi si racchiude il messaggio che Elsa Morante trasmise attraverso le pagine del suo romanzo "L'isola di Arturo".

Il ricordo dell'infanzia, il Limbo, sarà sempre ricordato da chiunque come l'età dell'oro che non tornerà più.

Certamente occorre ricordare che per parecchi, anzi la maggior parte, dei bimbi del mondo, questa condizione finisce quasi subito, ma per quanto sia breve sarà sempre presente nell'immaginifico di ciascuno di noi.

Il mito di Peter Pan, avulso da qualsiasi significato psicologico o psichiatrico, lasciato solo come desiderio di avventura, di scoperta, di stupore, di felicità, di conoscenza, di amore e, anche, di crudeltà senza alcuna malizia, deve rimanere intatto in un piccolo posto della nostra anima perchè chi conserverà tali propositi e, anche nel mezzo delle difficoltà della vita, ne avrà rimpianto e riuscirà a risvegliarli non invecchierà mai e sarà sempre pronto a combattere le difficoltà e le ingiurie della gente comune con l'aiuto della fantasya.

postato da: ArturBlord alle ore 06:04 | link | commenti
categorie: isola di arturo