C'era una volta un piccolo naviglio che non sapeva navigare.
Se ne stava sempre lì sui legni, all'asciutto, si faceva coccolare, tirare a lucido, sventolava bandiere, e vele, e anche veline, ma di prendere il mare non ne voleva sapere.
Tutto era successo quand'era molto piccolo, appena calafatato.
Vide il papà veliero, maestoso e fiero, prendere il largo sorridente e sicuro, strizzandogli l'oblò per salutarlo e promettendogli che sarebbe tornato presto a prenderlo per insegnargli a navigare.
Ma una grande tempesta si scatenò quella notte e il Veliero non tornò.
Lui lo attendeva ogni giorno, finchè il sole non calava, cercava alla luce della luna di scorgere una striscia argentea ma tutto era inutile.
Così si rifiutava di essere varato e quando cercavano di metterlo a mare si ancorava così fortemente al terreno rinforzando gli ormeggi e tirando catene, tanto che nessuno riusciva a schiodarlo dal suo posto.
Una notte lunga e piovosa il piccolo naviglio sonnecchiava quando udì una voce chiamarlo.
Era talmente scuro che non si vedeva nemmeno il mare che era ad un passo ma, all'improvviso, si aprì il cielo e uno spicchio di luna illuminò per pochi istanti la battigia e lui scorse un vecchio tonno lì proprio a riva che lo guardava coi suoi grandi tondi occhi.
Il tonno, dopo averlo guardato, come se si sincerasse che fosse propio lui, lo chiamò col vezzeggiativo che usava il padre veliero.
"Barchino dei sogni", disse, "devo dirti una cosa importante".
E proseguì: "circa due mesi fa mi trovavo lì, proprio vicino al mare delle Tenebre, ero scampato alla caccia di un'orca gigante che aveva deciso di trasformarmi in tramezzino (al tonno) con contorno di alghe e pomodorini, ed ero fuori strada di parecchio quando, passando vicino al mar Sargasso, sentii un pianto sommesso".
"Mi guardai intorno ma scorgevo solo alghe grandi e piccole che sorgevano dal mare creando un groviglio talmente aggrovigliato da non far scorgere nient'altro".
"Chi è che piange", esclamai a gran voce, e, con sommo stupore, un cumulo enorme di alghe si mosse leggermente, e scorsi un grande veliero malmesso con gli alberi divelti, le vele stracciate, il ponte pieno di buchi e relitti, intrappolato in mezzo a quei sargassi che mi disse:
"Chiunque tu sia, devi correre subito all'Isola serena, per dire a mio figlio che non l'ho dimenticato, che la tempesta mi ha scagliato in questo luogo e non ho la forza di uscirne, so che sto quasi per affondare ma tu devi dire a mio figlio che suo padre ha sfidato le più grandi tempeste e le ha sempre vinte e solo questo mare perduto ha avuto ragione di me.
Spero che sia cresciuto forte come me e spero che col mio ricordo riesca ad affrontare tempeste e avversità come ho fatto io"
"Io glielo promisi e avrei fatto di tutto per aiutarlo, ma era impossibile, quindi sono venuto qua per riferirti il suo messaggio.
Non so quando resisterà ancora ma il suo solo desiderio era di vederti cresciuto, forte e inaffondabile, come era lui"
Il piccolo Naviglio, a queste parole, fu come colpito da una irrefrenabile voglia di salpare.
Iniziò a tremare tutto facendo cadere i paletti che lo sostenevano, allentò gli ormeggi, tirò su l'ancora, e si varò in mare con una tale foga da quasi capovolgersi.
Mosse eliche, timoni, alzò vele e in un battibaleno stava urtando il molo, poi gettò ancore per fermarsi ma le vele lo fecero girare su se stesso, girò il timone ma quasi imbarcò acqua a babordo poi il pappafico si mise a gridare aiuto, il tonno urlava "Ferma!!! ferma!!!!".
Finalmente tutto si acquietò quando accostandosi al molo legò gli ormeggi e quando il rollio fu meno forte riuscì a calmarsi e a tenere tutto sotto controllo.
"pensavo che fosse più facile navigare" esclamò, mentre il tonno che aveva avuto quasi un infarto disse: "Azzzzz!!!! cominciamo bene".
Poi continuò: "A quanto pare qui dobbiamo cominciare dall'inizio.
Ma che hai fatto tutto questo tempo?"
"Mi vergogno un po' ma la paura della tempesta mi ha sempre trattenuto dal navigare, ma ora voglio recuperare il tempo perduto, voglio cercare mio padre e tentare di salvarlo e tu mi aiuterai" disse il Piccolo Naviglio che ora tanto piccolo non sembrava.
Quell'ansia di crescere che gli era venuta lo rinforzava a vista d'occhio.
Gli alberi crescevano e gli spuntò in due minuti anche l'albero del giudizio.
le vele da quadre sembrarono divenire larghe rettangolari e rinforzate.
Il castello di poppa si ingrandì mostrando i fregi della maturità e la polena di rame lucida come uno specchio sembrò illuminare riflettendo la poca luce dello spicchio di luna l'intero orbe terracqueo.
Il tonno guardava stupefatto i cambiamenti che avvenivano in tempo reale.
In poco tempo il Naviglio si era trasformato in un veliero possente grande quanto l'intero molo e forse anche di più sulla cui poppa spiccava a lettere d'oro "LEDA" - Veliero dei Sogni -.