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Utente: ArturBlord
Nome: Artur Blord
Lady Tristezza ti prego, non ti voltare e non cercare di ingannarmi, con lo sguardo, perché non accetterò giudizi, stavolta, se non quello del cuore. Rilassati, Lady Tristezza, di me ti puoi fidare: io sono colui che ti consacrò la notte. Davvero non ti ricordi di me? Conosco la vita, che celi nell'anima, perché ne sono stato il testimone principe. Non mi sottovalutare: io fui complice dei tuoi segreti. Non ti puoi nascondere a me. Né farmi credere che tutto sia andato perduto... Scrollati, Lady Tristezza, è dentro di te la battaglia più importante. Quella che, da troppo tempo, cerchi di evitare. Ma a cui, comunque, non potrai sfuggire. Oppure, davvero, perderai tutto il tesoro che custodisci con mortificante ermetismo nelle riservatissime tue profondità, inarrivabili, dei sentimenti e che non vuoi più condividere. Convinta, in questo modo, di ripararti dalle ferite della vita... Non vedi che t'inganni? Non vedi quanta gente, esausta, ignara dei segreti, tuoi e meravigliosi, finirà per rinunciare, proprio sulla soglia di una porta, quella del tuo cuore, chiusa da troppo tempo e invano? Forse vaneggio, ubriaco dei ricordi e delle speranze di una ragazza che non c'è più. Forse davvero non sei più tu, Lady Tristezza, la ragazza alla quale, una notte che fu, offrii la stessa mia vita e forse anch'io, come te, mi dovrò rassegnare prima o poi... Scusami Lady Tristezza forse t'ho disturbata per niente. Ma valeva la pena di tentare un'ultima volta, prima di arrendermi, sconfitto da un nemico, senza volto né identità, ma abbastanza potente da soffocarmi, inesorabile, un pezzo di cuore: quello con i tuoi sorrisi, così luminosi, un tempo, che mai, avrei detto, sarebbero affogati nell'ombra. Quell'ombra scura che da troppo tempo, ormai, ti vela gli occhi Lady Tristezza... Anche adesso.

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Il Pozzo degli Dei - secondo capitolo -




Buio, occhi spalancati, "non ci vedo" -pensa- "sono cieco" - Taylor, disteso supino, si porta le mani vicino al volto ma è inutile, non vede niente.
A tentoni, si trascina in avanti, incapace di sollevarsi da quel pavimento che sente formato da blocchi di pietra, squadrati, leggermente sconnessi.
Finalmente tocca una parete, identica al pavimento.
Poggiandosi ad essa, lentamente si solleva fino a reggersi in piedi.
Sempre con le braccia in avanti esplora lo spazio a sua disposizione.
In breve tempo scopre di essere in un vano di circa tre metri per cinque, ma la sua sorpresa piu' grande è che, esplorando le pareti non ha trovato alcuna porta.
Ora la sua preoccupazione primaria è sapere le sue condizioni visive.
Niente, con gli occhi spalancati, non vede nulla.
Eppure non sente alcun dolore, i riflessi sono normali, ma gli occhi, sembrano non funzionare.
Arrivato ad un angolo della stanza si avventura, tastando con i piedi davanti a se, al centro della sua prigione.
L'attraversa in diagonale, poi, forte della sua esperienza di archeologo, in breve tempo, riesce a farsi, almeno, una visione mentale di come è fatta la sua cella.
E' leggermente a forma trapezoidale, con la parete piu' piccola alle sue spalle.
Esplora nuovamente il muro dietro di se, partendo dal basso e andando verso l'alto.
Non riesce a stabilirne l'altezza perchè anche saltando non tocca alcun soffitto.
Si accorge, pero', che vi è, ad un certo punto, una cornice all'altezza, approssimativa, di due metri e trenta.
Si accanisce vicino alla parte delimitata da questa cornice superiore e scopre due fessure verticali, ma, per quanto faccia, può solo supporre che possa esserci un entrata sbarrata da una lastra di pietra, massiccia, impossibile da spostare.

"Ci deve essere un meccanismo di apertura" - pensa - "Sicuramente però sarà posizionato all'esterno".

Lentamente, sente il suo corpo rispondere, con sempre più prontezza, ai suoi stimoli, segno che non ha alcun danno fisico,
Solo questa cecità che potrebbe essere causata non da un danno fisico ma dalla mancanza di luce, dato che non sente alcun dolore.
In verità un acuto stimolo di fame e sete inizia a permeare i suoi pensieri.
Lo ricaccia con forza in fondo alla sua mente, non ha tempo per queste cose, ora, ci sono molte cose da capire, da scoprire e vi è la domanda principale da porsi.

"Come sono capitato in questo luogo e chi mi ha chiuso in questo buco?"

E, poi, il mistero di quello che ha visto o gli è sembrato di vedere nel Tempio.
Un brivido gli percorre la schiena al ricordo dell'improvvisa animazione della statua, l'espressione di quel viso, così estranea da sembrare inumana.
A dire il vero la cattiveria che gli sembrava di aver visto su quel viso poteva anche essere una qualsiasi espressione, visto che l'aveva catalogato, ormai, come un qualcosa di completamente estraneo alla specie umana.

La lunga esperienza di catalogatore e di detective delle antiche civiltà gli permetteva di arricchire continuamente il suo bagaglio di indizi, di comparazioni, di fatti.
Certo non c'era un solo dato concreto.
Anzi l'unica cosa concreta era la prigione in cui stava e la fame che ora si era fatta davvero pressante.
Calcolò che dovevano essere passate almeno 72 ore dall'ultimo pasto decente che aveva fatto e, inoltre, anche la sete iniziava a tormentarlo.

Indossava ancora i suoi abiti, e, "accidenti" - pensò - "in una tasca devo ancora avere una tavoletta di cioccolato che ho portato con me nel tempio".

Si fruga nelle tasche e, sorpresa!!, trova la tavoletta e, ancora di più una scatola di fiammiferi.
Febbrilmente, tremando, con le mani, afferra uno di quest'ultimi e lo sfrega sulla parete di pietra.
La luce che ne scaturisce sembra una fotoelettrica ai suoi poveri occhi.
Un rantolo di sollievo gli esce dalla bocca mentre la tensione accumulata in quelle ore in parte si dissolve.
Accostato alla parete, alla fioca luce residua, Taylor si rende conto che tutto quello che aveva già osservato al buio è veritiero.
Poi, accantonata l'esplorazione, apre l'involucro della cioccolata e, con volutta', lentamente , se la gusta, cercando di assaporarla al meglio e più a lungo.
Purtroppo, il piacere non dura a lungo, ma la sensazione psicologica di aver messo qualcosa sotto i denti, lo rende più aggressivo e attento nel cercare di scoprire il modo di poter uscire dalla stanza.
Ricorda, con rammarico, lo zainetto, pieno di cose, normali, ma ora preziosissime, precipitato con lui ma non recuperato.
Allora l'aveva del tutto dimenticato.
Arrotola, con cura, la cartina della tavoletta, si toglie la camicia e ne strappa un lembo, cercando di farne una rudimentale torcia.
Un prezioso fiammifero viene sacrificato e, di nuovo, compare una luce a violare le tenebre che regnano assolute in quel luogo.
Concentra la sua attenzione sulla lastra che dovrebbe celare l'ingresso, si rende conto che le scalanature verticali sono proprio delle fessure di scorrimento.

"Ma come aprire questa tomba?"

Il pensiero, agghiacciante, di essere stato sepolto vivo si affaccia alla sua mente ma, alla luce delle sue conoscenze, nessuna civiltà aveva questa abitudine senza prima sottoporre a un processo l'eventuale vittima.
Confortato, se così si puo' dire, da questi pensieri, si accoccola in un angolo.
Vorrebbe star sveglio, ma il tempo, difficilmente misurabile in quelle condizioni, deve essere passato in abbondanza perchè la stanchezza si fà sempre più forte.
Cerca di lottare contro Morfeo
Ormai in dormiveglia, i pensieri e i ragionamenti si fanno sempre più lenti e ingarbugliati.
Senza accorgersene cade, all'improvviso, in un sonno che si preannuncia denso di sogni e di incubi..........

Una luce irreale satura l'ambiente.

Taylor sente sulle palpebre la pressione fastidiosa di quest'ultima, ed è riluttante ad aprire gli occhi perchè non sa se ha paura della luce o di che cosa, essa, potrebbe rivelare.
Il sogno, lentamente, si trasforma in realtà, apre gli occhi.
E' disteso sulla schiena, vede una luce fredda, uniforme che sembra scaturire dalle pietre del soffitto.
Attraverso la coltre luminosa, vede, infatti, le pietre squadrate di una volta a botte.
Spalanca gli occhi, meravigliato da un particolare architettonico, banale, ma che, ai suoi occhi, sembra una incongruenza per il luogo dove dovrebbe essere.
Mai e poi mai si sarebbe aspettato in quella Regione un sistema di costruzione simile a quello.
Un leggero movimento lo distrae dai suoi pensieri.
Volge la sua attenzione verso la porta che adesso, nota, è aperta, ma quello che lo fa, letteralmente, sobbalzare, è la ragazza che, al lato della porta lo osserva in silenzio.

Vestita di bianco con degli ornamenti che sembrano d'oro e pietre preziose, sembra essergli leggermente familiare.
John l'osserva con circospezione, ma non puo' fare a meno di notare i lunghi capelli neri, gli occhi color viola, i lineamenti perfetti a completamento di uno straordinario portamento, messo in risalto, anche, dall'abito che indossa.
Ne ammira la composta severità con cui lo osserva, la totale mancanza di paura nello stare al cospetto di uno sconosciuto.
Neanche il sussulto e il suo, improvviso, risveglio la fanno trasalire.
Taylor si alza in piedi e, mantenendosi a rispettosa distanza, farfuglia: " chi sei?.... dove mi trovo?... che posto è questo?.... Come sono capitato qui?.

Resosi, poi, conto che così facendo non avrà alcuna risposta, continua: "Io mi chiamo John, e, tu come ti chiami?.
Una espressione perplessa vela, per un attimo, l'enigmatico volto della fanciulla, ma solo per un attimo, poi una voce argentina risuona, improvvisa, rimbombando dentro e fuori dalla sua testa: "Il mio nome è Deianira, Johntaylor".

John fà un balzo, portandosi le mani alle orecchie.

"Ma cos.....?" - esclama - "Tu non hai aperto bocca" - realizzando, finalmente, cosa sia accaduto.

"Scusami Johntaylor, non credevo che non potessi sopportare il mio Kerioch, ora ho capito come fare, mi comprendi bene?"

John con gli occhi fuori dalle orbite vede formarsi le parole nella sua mente non più disturbato dall'intromissione di suoni che, ora comprende, è il suo stesso cervello a generare per giustificare quello che riceve tramite sensi, fino ad ora, sconosciuti.

Mille domande, mille curiosità, si scatenano d'improvviso ma, con un gesto perentorio sono bloccate sul nascere da Deianira che continua: "ora no, Johntaylor, Ut-napiscti ti attende" - , una sensazione d'amore accompagna questo termine oscuro, "solo lui puo' spiegarti quello che vuoi sapere e solo a lui tu puoi rivelare il messaggio che gli Dei ti hanno affidato"..

"Il messaggio?, quale messaggio" - pensa John, e, poi, folgorato: "ma io non le ho mai detto di chiamarmi Taylor".

"Allora è vero legge nella mia mente" - continua a riflettere - "del resto che importa, non ho nulla da nascondere...."

Arrossisce, ricordando le frasi di ammirazione, inespresse, ma ancora vivide che gli sono venute in mente alla vista della ragazza.
Ma quest'ultima non dando alcun segno di aver capito cosa abbia pensato si è avviata fuori della cella invitandolo con un gesto a seguirla.
John si avvia con questa, singolare, guida in un corridoio lungo ed illuminato allo stesso modo della cella.
Sembra che la luce scaturisca dalle pietre, osserva ,mentre arranca dietro il veloce passo di Deianira.
L'immobilità cui è stato costretto e la prolungata mancanza di cibo non l'aiutano certo in questa passeggiata.
Inizia una lunga scalinata che li porta verso i piani superiori in una costruzione, che, a quanto sembra, deve essere molto grande.
Sbucano in un groviglio di corridoi e sale che, all'improvviso, si aprono per poi restringersi in nuovi cunicoli.

Tutto è sfarzoso, le pareti ricoperte da affreschi, o da mosaici in pietre multicolori, le scene raffigurate talvolta rappresentano paesaggi, a suo parere fantastici, vi sono raffigurati animali, conosciuti e sconosciuti.
In uno dei più belli riconosce o gli sembra di riconoscere l'essere che ha visto nel Tempio.
Fà per chiedere spiegazioni a Deianira, ma proprio in quel momento giungono di fronte ad una porta maestosa, che sembra fatta con una sola, massiccia, lastra d'oro, sapientemente incisa a sbalzo.
Vi sono raffigurati 8 esseri, diversi, ed eppure simili fra loro, che sembrano attendere coloro che si preparano a presentarsi al loro cospetto, con una tale espressione di superiorità ma anche di infinito amore che chiunque si sentirebbe in dovere di provare un sentimento di gratitudine nei loro confronti.

John si dà dello stupido, ma non può fare a meno di sentire quella stessa sensazione aleggiare nel suo animo.
Si chiede se quest' ultima non sia indotta da meccanismi uguali a quelli che permettono a Deianira di parlargli nella mente, ma un suono melodioso, risuona all'improvviso e vede la porta, lentamente, aprirsi.
In che modo non riesce a capirlo, ma la porta si spalanca senza alcun rumore.

Il suono proviene da una sala che incomincia ad intravedere e che suscita in lui l'ennesimo senso di stupore che, ormai, è diventato una consuetudine.
La sala che si rivela al suo sguardo è qualcosa di inconcepibile.

In primo luogo è immensa.

Dovunque volge lo sguardo non ne vede la fine.
Il lucore diffuso ne annebbia i contorni così come l'orizzonte, ad un certo punto si confonde con il cielo, specialmente quando si osserva un mare o un deserto.
Solo alti pilastri che si perdono nella luminosità di un soffitto invisibile, ma che deve essere molto in alto, dimostrano che si trova, ancora, in una costruzione e non in uno spazio aperto.

Sulla destra un vero e proprio giardino, da quando è dato constatare, mentre davanti a se c'è una distesa d'acqua, un vero e proprio lago, che continua fino a dove può arrivare il suo sguardo.
Con una espressione attonita si volge verso la ragazza chiedendole con lo sguardo spiegazioni, ma lei, di tutta risposta, fà un cenno e lui vede avvicinarsi uno strano battello dalla sua sinistra.
Man mano che si avvicina, scivolando su quelle acque madreperlacee, lo sguardo di John si fa sempre più perplesso.
Alla vista è un normale battello, ma non c'è nessuno alla sua guida, inoltre, la cosa più sconvolgente è la mancanza di una qualsiasi scia, di una qualsiasi increspatura che sconvolga lo specchio d'acqua.
Ormai vicino, il battello inizia a rivelare altre caratteristiche impossibili.
In primo luogo non ondeggia.
Resta fisso ed inamovibile qualsiasi sia il movimento che John cerca di dargli.
Poi si accorge che, all'interno, la sua profondità è maggiore rispetto alla superficie dello specchio d'acqua, anche se comincia a dubitare anche della realtà di quest'ultimo.
Deianira, immobile e in silenzio lo lascia fare per un pò, infine sale con un movimento fluido e regale sul presunto battello invitando John a fare altrettanto.
Lui, restio, ma soggiogato, salta a bordo.
Il battello conferma di essere simile ad una roccia, nessun rollio lo scuote.
Si accomodano in quella che sembra la poppa su un comodo divano e il battello parte a velocità sostenuta.
Solo che non si sente alcuna forza d'accelerazione, sembra di stare fermi ma la velocità aumenta di secondo in secondo, in pochi attimi, stima quest'ultima è già di almeno sessanta - settanta miglia all'ora e aumenta costantemente.
Il paesaggio, se così si può definirlo, sfreccia ai due lati dell'imbarcazione e le molte domande accumulate restano inespresse, perchè John è preso dall'irrealtà di questa situazione.

Deianira, d'altro canto, non sembra rivolgere soverchia attenzione al suo compagno di viaggio, ma guarda in avanti con una espressione attenta.

"Sembra che stia guidando" osserva John perplesso, ma non osa distrarla.

Ormai la velocità è al di fuori di ogni logica reale, non osserva quello che scorre ai lati perché il solo guardare gli dà una sensazione di nausea, ma, in pochi minuti, si accorge che stanno rallentando.
Di fronte a se osserva l'avvicinarsi della fine del viaggio.
Infatti il lago, o quello che è, finisce lasciando il posto ad una specie di giardino pieno di piante e fiori mai visti.
Attraccano, o meglio si fermano dolcemente su di una sponda simile a quella iniziale e si inoltrano in quella specie di Eden che si apre di fronte a loro.

John osserva stupito la bellezza del luogo, ma inizia anche a percepire qualcosa di alieno in quello spettacolo.

Gli manca qualcosa, non riesce a capire bene la sensazione di privazione che sente, poi, all'improvviso l'illuminazione: "non vi sono uccelli", esclama fra se, "e neppure animali o insetti".

Si sente nuovamente demoralizzato di fronte alla palese dimostrazione che sta vivendo un'avventura ai limiti della pazzia.
Gli tornano in mente tutti i dubbi che l'hanno tormentato dal momento della caduta e, si chiede, se tutto questo non sia generato dalla sua mente e se, in quel momento il suo corpo giaccia storpiato in fondo al pozzo mentre i suoi amici stanno tentando di recuperarlo.

Chissà, forse l'intera montagna è crollata, pensa, siamo tutti morti e questa è l'anticamera del Paradiso?, o dell'Inferno?

Viene distratto da questi pensieri perché si stanno avvicinando ad una specie di ampia scalinata che immette su una piattaforma che sovrasta il giardino.
In cima lui vede una figura seduta su un alto scranno che li osserva mentre si avvicinano.
E' un uomo alto, con un fisico muscoloso, drappeggiato da una veste dai colori cangianti che gli ricordano sete orientali, sembra essere in piena forma, nonostante i suoi capelli e la sua folta barba completamente bianca.
Indossa un pesante collare sacerdotale in un metallo argenteo e ha sul capo un piccolo elmo composto dello stesso materiale.
Vicino allo scranno vi è una strano meccanismo, il primo che vede da quando è giunto in quel luogo, che dimostra, però, l'avanzato stadio scientifico raggiunto dalla scienza da questa strana civiltà.

La luce diffusa, lo strano battello, lo stesso luogo dove si trovano, hanno, ora, una possibile spiegazione, a lui ignota, ma che, forse, quell'uomo su in cima potrebbe svelare.
Già, l'uomo, pensa John, rivolgendo di nuovo l'attenzione su colui che li stà attendendo.
Ora che è quasi al suo cospetto, lo osserva con crescente interesse.
L'uomo stà armeggiando vicino al dispositivo, occupato a fare, evidentemente, delle regolazioni su dei quadranti che quest'ultimo mostra sulla parte superiore.
Volge quasi le spalle agli ospiti.
John ha una strana sensazione, osservandolo.

Nella sua mente sgorga, improvvisa, la "voce" di Deianira "Ecco, Johntaylor, siamo al cospetto di Ut-napiscti"

L'uomo, lentamente si volge verso di loro, John osserva a bocca aperta.

"Finalmente sei giunto, fratello" - mormora, sorridendo, un John Taylor, invecchiato, ma quasi uguale al suo doppio.
John osserva se stesso avvicinarsi.

Non ha nemmeno la forza di sottrarsi al suo abbraccio, sente a malapena le parole che questi gli mormora: "Non svenire proprio ora John, tutto ha una spiegazione, ma è necessario, per la salvezza di tutti, che tu mi dia le informazioni che Assur ti ha trasmesso, e ne ho bisogno ora.....".

postato da: ArturBlord alle ore 07:37 | link | commenti (16)
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Commenti
#1    11 Gennaio 2007 - 07:45
 
mi si e' consumata la rotella del mouse per arrivare fin qua
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#2    17 Gennaio 2007 - 15:28
 
Questo racconto è il piu bello che da tempo non leggevo, è molto avvincente e pieno di sospeso, devo leggere il primo capitolo che non ho preso a tempo. Mi tarde di tornare qua.
NessUno
utente anonimo

#3    26 Gennaio 2007 - 23:45
 
Caro Artur, spero che tu stia bene. Aspetto il prossimo capitolo. Non puoi lasciarci in questo suspense.
Un abbraccio
utente anonimo

#4    03 Febbraio 2007 - 12:40
 
Androdameia comprese di trovarsi a Genolandia,il paese che ,rappresentava il fine stesso per cui ella era stata generata. Sapeva infatti di esistere per combattere gli uomini,ma prima di condannarli voleva trovare le prove che giustificassero la sua missione e si era detta:” se troverò anche un solo uomo capace di sentire ,di provare desisterò dalla missione!!!”.Cominciò a vagare sopra la sua nube e osservava questo strano mondo fatto di tante scatole dalle svariate dimensioni, forme e molteplici colori, scatole scure e misteriose,spigolose e tondeggianti, luminose e iridescenti, ma fu terribilmente incuriosita da una gigantesca scatola che troneggiava al centro della enorme distesa. Sulla sommità compariva una scritta :ottusità cercò di aprirla ma opponeva una forte resistenza la colla utilizzata per sigillarla era delle più potenti si richiudeva dopo qualsiasi tentativo,provò con la dolcezza,ma non ottenne risultati,provò col dialogo ma la scatola era sicura di avere la ragione assoluta, l’unica soluzione vincente fu la forza. La scatola si aprì ma fu con enorme delusione che apprese che al suo interno era piena di infinite scatoline microscopiche spigolosissime e taglienti a loro volta piene… di nulla. Si spostò quindi verso un’altra scatola, spazientita da tutto il tempo trascorso nella battaglia contro l’ottusità..questa si presentava con una forma oblunga, all’apparenza pareva una torre,faticò parecchio per raggiungere la sommità e vide finalmente una scritta che campeggiava austera fornita di relativo neon c’era scritto: carriera affianco al titolo erano presenti le istruzioni per l’apertura e prima di poterla aprire dovette travestirsi da uomo,ma fece appena a tempo a sollevare il coperchio che venne sommersa da valanghe di parole che cercò di afferrare ma erano fatte di bolle evanescenti che al tatto svanivano e la scatola si richiuse prontamente sommergendola di epiteti ingiuriosi, non appena intravvide il suo seno,attraverso la camicia… Si allontanò avvilita realizzando che la sua missione presumibilmente era necessaria si! quella triste missione che le toccava accettare per volontà di sua madre ,che non faceva che ripeterle che gli uomini sono tutti bastardi… Incontrò tante altre scatole sul suo cammino ma alcune erano talmente brutte nell’aspetto che desistette dall’aprirle ne vide una fatta tutta di metallo plumbeo che emanava un fetore indescrivibile che si chiamava guerra un’altra dal colore viola intenso contaminata da radiazioni mortali grande quasi quanto quella dell’ottusità che si chiamava tradimento,alla sua destra un’altra dalla forma tronco-conica grigia e priva di aperture nominata cinismo un’altra ancora, tutta bitorzoluta dall’odore acre e dal colore livido :rancore ma l’unica che fu ancora capace di stimolare la sua curiosità fu una scatolina piccolissima dalla forma curiosamente simile a quella di un cranio umano che emanava una luce sorprendente da cui androdameia si sentì attratta irresistibilmente lesse la scritta : fantasya la aprì con estrema cautela e fu sommersa da una valanga di immagini,parole suadenti,musiche affascinanti, sogni coinvolgenti,soffi di tenerezza,profumi di dolcezza. Fu pervasa da un’emozione tale e tanto forte che capì , che per quanto la maggior parte degli uomini fosse veramente abbietta, in virtù delle poche e rare eccezioni valeva la pena di abbandonare la missione,si allontanò felice,si proprio felice perché in fondo al suo animo aveva sempre desiderato essere smentita.
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#5    03 Febbraio 2007 - 13:40
 
androdameia=asiadalia=asietta

ola Artur
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#6    04 Febbraio 2007 - 10:04
 
Buona Domenica, Artur. Lo sai che di carta è meglio?
utente anonimo

#7    13 Febbraio 2007 - 15:46
 
Perdonate l'intromissione, non sono pratico del blog. Ma non potevo non farvi sapere che Artur Blod ha raggiunto all'alba di oggi 13 febbraio 2007 i Campi Elisi. La battaglia che ha voluto tenacemente combattere contro un nemico subdolo e potente è stata persa. Ciò nonostante, voglio gridare al mondo che non è stato sconfitto perchè il coraggio e la lucida determinazione dimostrati nell'impari lotta gli renderanno per sempre onore.
Addio fratello di cuore. La stagione della giovinezza ci ha visti felici e spensierati; quella della maturità
ti è stata malignamente negata.
GIN8.
utente anonimo

#8    14 Febbraio 2007 - 23:34
 
All'amico di Artur:grazie di averci informato. La tristezza è grandissima perchè nonostante la conoscenza sia virtuale ci si affeziona molto dopo anni di scambi d'idee, di scherzi, di risate, di emozioni.
Riposi in pace, noi lo ricorderemo con stima e affetto.
Ariela
utente anonimo

#9    15 Febbraio 2007 - 09:33
 
Sono certa della sua tenace battaglia,non era da Lui arrendersi!!!!!Il nostro caro amico,compagno di scritti,di belle avventure di poesie ,di fantastici viaggi sulla Leda,ora è veramente Libero di Volare...abbiamo perso un grande amico,un grande cuore che non dimenticheremo mai,mai mai!!!

Un caro saluto Artur da Wendy_Vitty
utente anonimo

#10    16 Febbraio 2007 - 23:48
 
Tanti amici di Artur [Venerdi 16 Febbraio 2007 ore 23:15:35]


elle [Giovedi 15 Febbraio 2007 ore 09:22:01]


mi rattrista molto sapere della morte di Artur...non lo conoscevo se non attraverso i pensieri che ti lasciava qui nel tuo blog.
In questo mondo virtuale dove tutti sembriamo belli,forti e sani la morte sembrava non poter trovare spazio...mi dispiace veramente tanto...



Wendy_Vitty [Giovedi 15 Febbraio 2007 ore 10:08:02]


Impossibile Elle non addolorarsi per la perdita di un così caro amico!Chi lo ha conosciuto,anche "solo" virtualmente,sa quanto belli e forti erano i suoi pensieri. Non si è mai tirato indietro nell'affrontare discussioni,difendere chi per vari motivi,poteva trovarsi in difficoltà...è stato così per me,e per Ariela. Ha saputo trovare parole per farmi capire che si può vivere bene anche rallentando il passo....c'ha affascinato,divertito con le sue avventure,accarezzato il cuore con le sue poesie. L'eco dei suoi scritti ci accompagneranno ancora per molto ,molto tempo. Non verrà dimenticato,continuerà a restare con noi e la sua assenza diventerà una discreta presenza. Voglio riportare qua l'ultimo saluto che mi dedicò poco prima di Natale,sono parole ben auguranti di qualcuno che pur combattendo non si è affatto arreso.


"Artur (http://isola_di_arturo.blog.tiscali.it) [Domenica 24 Dicembre 2006 ore 06:56:23]


Ma chere Amie.
Per me questo è un Natale difficile ma il mio spirito natalizio non è per niente intaccato e, pertanto, pur non essendo in grado di poter partecipare assiduamente alle belle discussioni per questioni di concentrazione e vera stanchezza mentale ti rinnovo la mia amicizia come la rinnovo a tutti coloro che sono i nostri compagni d'avventura in questo sconfinato mondo che le nostre discussioni e i nostri sentimenti hanno reso reale a tutti gli effetti.

I miei auguri visivi (in verità non è che mi sia sforzato troppo) potrai trovarli qui:

http://ambarabacicicoco.splinder.com/post/10332741

Non mancherò in questi giorni di essere un po' più presente.

Il tuo amico Artur."


Merci mon cher Ami,sono contenta e orgogliosa della forte amicizia che ci legava,un sentimento così forte e sincero che niente,neppure la morte potrà intaccare.

Au revoir mon Ami!





Mio Capitano (http://penultimi.blog.tiscali.it) [Giovedi 15 Febbraio 2007 ore 11:57:43]


Mi spiace moltissimo. Non so perché. Forse perché è come se fossimo una famiglia qui sul blog, anche se spesso si litiga (ma pure nelle famiglie lo si fa spesso). Ho visto spesso commenti di arthur su questo blog, anche se confesso di non averli letti sempre. Non lo conoscevo. Anzi per qualche assurdo motivo, che sono il primo a non saper spiegare, pensavo che fosse una donna con un nick maschile. E' davvero una convinzione stupida e non fondata su alcuna riflessione, pero avevo archiviato questa informazione sbagliata in un angolo della mia mente e tale è rimasta fino a poco fa. Mi spiace molto. Molto belle, vitty, le parole che gli hai dedicato.
Molto toccante il dolore di asietta sul blog di ariela.



come alice [Giovedi 15 Febbraio 2007 ore 14:16:25]


Cara Vitty, sono molto dispiaciuta anch'io x questa triste notizia. Avevo letto Artur tante volte da te e mi piaceva la sua verve e il modo di esprimere la sua amicizia nei tuoi confronti con tanti "piccoli" pensieri in prosa o poesia.
Era anche nella mia pagina dei preferiti: mi piaceva leggere i suoi post a volte lunghissimi, ma sempre interessanti.
Che tristezza vedere il suo blog e sapere che non scriverà più...



CASSANDRO [Giovedi 15 Febbraio 2007 ore 20:49:26]



Ognuno dà la lettura che ritiene più corrispondente al proprio vero alle parole di un altro soggetto, ma so bene per esperienza che la certezza di essere nel giusto non sempre esiste in quanto assai spesso nel parlare si bluffa, si dice ciò che l’altro desidererebbe ascoltare, e se ciò non ci pesa molto lo accontentiamo.

A me infatti le parole di Artur, che tu, Vitty, con comprensibile commozione hai riportato, e che qui ripeto

“pur non essendo in grado di poter partecipare assiduamente alle belle discussioni per questioni di concentrazione e vera stanchezza mentale…..”

danno secondo me la sensazione, assai più umanamente

… stante la comprensibile situazione di privata sofferenza che in genere attraversa chi “aspetta il suo dono in silenzio”, e pure sa che “dietro la maschera del sorriso si nasconde il ghigno della Parca di turno” (come egli ha scritto nel suo ultimo post)…

di trovarmi ancora una volta in presenza di un gentiluomo che non vuole fare accorare la sua interlocutrice e si atteggia quindi a lottatore quasi sul punto di vincere la battaglia, perché questo ella desidera, mentre nel proprio intimo sa perfettamente che…….

Ecco, così io vedo Artur: fino all’ultimo una persona nobile d’animo e, purtroppo, consapevole del fatto che il “redde rationem” sta per arrivare per lui, perché, dopo una vita di lavoro e di impegno (almeno ciò risulta dai brevi flash a te in passato inviati), nonché di tentativi di evitalo, esso “deve necessariamente” arrivare, e che, tutto sommato, gli è pure andata bene!

Ah, quanta rassegnazione in quel drammatico “vera stanchezza mentale”!

Ben potrebbero perciò attagliarsi a Lui le seguenti parole nel qualificare la sua complessa vita come……….


GIMKANA E SLALOM

A me sembra di fare una gimkana
in mezzo a infarto, ictus, tumore,
per non parlar dell'Aids, che sbrana,
o di quel morbo che ti dà tremore.
Ed ogni dì… fatica sovrumana
passo fra lor sentendone l'odore.

O meglio, la gimkana era in passato,
si stava in piano allora e “ ‘ste vassalle ”
le superavo... tutto dritto... a lato.
Ma or non più... or fra "porte" gialle
lo slalom faccio, e giù, come un dannato,
ad evitarle, mentre scendo a valle.

Veloce è la discesa, e senza fine!...
Dov'è il traguardo?... Dove lo striscione?...
Le "porte" stanno sempre più vicine,
ed io a fare sempre più attenzione,
zigzagando a forti serpentine,
degne di un Tomba o d’altro campione.

Mentre per questi all' "arrivo" fiori
e canti ci saranno, e donne piene,
per me all'incontrario niente cori,
solo grandi silenzi... Senza scene
m'inghiottirà la nebbia, e sarò fuori,
oltre la pista...
____________E mi è andata bene!

(Cassandro)


Ancora un saluto a te, Artur, anche se oltre quella “pista” starai impegnato in mille altre cose, le quali di certo saranno assai di più di quelle che poteva prefigurarsi la tua fervida fantasia di uomo.





Giovanni [Venerdi 16 Febbraio 2007 ore 01:46:23]


Ti ringrazio per il tuo messaggio, senza parole.Leda veleggia sull'Onda, che per insolito caso mi avvinse.Quanto strano questo veliero, angolo di vita. Mistero di tante amicizie intrecciate nei pensieri. Per breve tempo ho conosciuto Artur. Con il vostro affetto, vorrei che avesse sentito anche il mio, vicino..mentre Artur soldato dell'esercito d'Amore combatteva la sua ultima battaglia. E quasi...ma perchè vi ho incontrati sulla Leda? Cuore di Vitty. Libero di Volare. Allora ho gridato chiamando per trattenerlo. Ho taciuto poi che ha scelto di essere Libero di Volare.



Lorenzo (http://velamaremonti.blog.tiscali.it) [Venerdi 16 Febbraio 2007 ore 08:43:24]


Grazie Vitty...



un'amica di vecchia data [Venerdi 16 Febbraio 2007 ore 10:17:24]


Cara Vitty,
il vostro messaggio di amicizia nei confronti di Artur mi ha veramente commossa e mi ha reso ancor più consapevole che queste amicizie virtuali sono in realtà molto molto reali.

Fermate gli orologi, tagliate i fili del telefono
E regalate un osso al cane affinché non abbai,
Faccia silenzio il pianoforte e tacciano i risonanti tamburi
Che avanzi la bara, che vengano gli amici dolenti.

Lasciate che gli aerei volteggino nel cielo
E scrivano l’odioso messaggio lui è Morto,
Guarnite di crespo il collo bianco dei piccioni e
Fate che il vigile urbano indossi lunghi guanti neri.

Lui era il mio Nord, era il mio Sud , era l’Oriente e l’Occidente,
I miei giorni di lavoro, i miei giorni di festa,
Era il mezzodì, la mia mezzanotte, la mia musica, le mie parole;
Credevo che l’amore potesse durare per sempre: era un’illusione.

Offuscate tutte le stelle perché non le vuole più nessuno;
Buttate via la luna e tirate giù il sole;
Svuotate gli oceani e abbattete gli alberi.
Perché da questo momento niente servirà più a niente.
W.H. Auden –





utente anonimo

#11    17 Febbraio 2007 - 10:16
 
Vitty e gli amici di Artur (http://vitty.blog.tiscali.it) [Sabato 17 Febbraio 2007 ore 10:01:33]


Un ricordo affettuoso dagli amici di Artur




Carissimi,ho letto con commozione le belle e sincere parole che avete dedicato all'Amico Artur. Ancora sono molto scossa dall'accaduto. Questo mondo virtuale ci fa entrare ,attraverso le parole,nei pensieri e nell'anima di chi scrive,facendoci intravedere subito le affinità con l'uno o con l'altro. La mia amicizia con Artur è maturata lentamente. Mi incuteva soggezione per le lunghe e interessanti discussioni che intesseva con Fragmenta e Marcabru. Se da una parte si dimostrava fermo e sicuro di se',dall'altra ,grazie alle poesie che scriveva o sceglieva ,il suo animo sensibile e nobile veniva allo scoperto.Così come lo spirito allegro e avventuroso,sono emersi quando ideai la Leda! Si tuffò subito con grande entusiasmo in quell'avventura,scrivendo racconti lunghissimi pieni di memorabili peripezie. L'ho sempre visto come un burbero buono,dolcissimo. Nell'arco di questi anni,quasi quattro,ci siamo alternati con i commenti,svelando molto di noi. Con Cassandro,Sergio e Lui abbiamo ideato giochi,trascorso lunghe serate a narrare storie,parlare di politica,religione! tante volte le nostre posizioni erano diametralmente opposte,ma questo non ha mai turbato la nostra amicizia e stima reciproca,anzi questo metterci a confronto,c'ha davvero insegnato tantissimo . Per questo ci mancherà,ci mancheranno le sua parole,le sue idee,la sua presenza sempre rassicurante,come un porto sicuro in un mare in tempesta.

Dentro di me comunque resteranno tante delle sue idee. La Vitty di oggi se è molto diversa dalla Vitty di quattro anni fa,lo deve anche alle parole di Artur.


Ho pensato,certa di non dispiacervi, di postare i vostri commenti direttamente nel suo blog,così da testimoniare tutti insieme il nostro affetto per Lui.

Un grazie speciale a tutti!


PS:

Per "un'amica di vecchia data"


Fra le tante amicizie,di certo eri la più cara...come le viole in un prato di menta.




SERGIO SESTOLLA [Sabato 17 Febbraio 2007 ore 09:20:35]



Non so se sei d’accordo, Vitty, ma Artur

… abituato come era a sbilanciarci sempre con i suoi lunghi scritti, le sue approfondite poesie, i suoi racconti, fantastici, i suoi motti di spirito (a me e Cassandro ci definì “i gemelli diversi” per il fatto, penso, che esiste fra noi una certa somiglianza di impostazione pur restando ognuno nella propria autonomia di pensiero), le sue scherzose minacce ( quando si invidiò perché a differenza nostra non riusciva a bypassare il “rigometro”… e tu glielo insegnasti come fare,Vitty… esplose con un “provo con Word, se non accade nulla acchiappo Cassandro e gli buco lo scafandro, acchiappo Sestolla e gli taglio una palla!”), le sue considerazioni al limite del provocatorio…

ancora una volta ci ha voluto sorprendere andandosene quasi improvvisamente (almeno per noi) verso un mondo che di sicuro sarà diverso da quello che noi abitualmente viviamo, dove di certo saprà lui scoprire qualcosa di nuovo e di bello che lo soddisferà, in attuazione di quella semplice formula della felicità che si sostanzia nel cercare e trovare “il bello” in qualsiasi cosa abbiamo la ventura di imbatterci.

Forse sbaglio, ma me lo voglio ricordare così: sicuramente triste per la coscienza di doversene andarsene, ma altrettanto interessato a scoprire le meraviglie de “l’aldilà”, per quella sana curiosità verso “tutto” che in parte mi sembra che lo contraddistinguesse, con mentalità etrusca quasi, oggi scomparsa per la cultura cattolica che ci fa spesso vedere intrinsecamente la morte, anche se non lo dice apertamente, quasi come qualcosa di negativo: quando mai riusciremmo oggi a concepire un “sarcofago degli sposi”, come quello esistente nel museo di Villa Giulia, sormontato dai due sposi defunti sdraiati e serenamente sorridenti nell’attimo di lasciare questo mondo, per ricongiungersi agli dei!…

Penso perciò, cara Vitty, di salutare così il nostro “Libero”, libero di andarsene col sorriso sulle labbra incontro alla “dama antica”, che forse non è poi brutta come ci hanno insegnato a considerarla, con uno mio sorridente scritto, non ostante il tema, che lui conosceva in quanto inserito in un tuo storico articolo ( “Siamo arrivati….al Cyberlutto…), del 14 settembre 2004, nel quale lui intervenne con varie poesie.


L A M B A D A

Più tempo passa e più penso alla morte,
così... come pensassi ad un'amica...
d'altronde prima o poi avrò la sorte
d'imbattermi in questa dama antica.

Chissà come sarà?... Chissà in che modo
mi accoglierà?... Chissà, potrebbe anche...
essere bella... con il corpo sodo...
capelli scuri sulle carni bianche.

Che costa a me pensarla affascinante
come le donne che spesso per strada
vengono incontro a me?... sguardo sognante,

fatto di ciglia lunghe e occhi di giada...
Se è così... l'aggancerò all'istante
nel passo più osè della lambada.

(Sergio Sestolla)


Scusatemi se ho un poco urtato la vostra sensibilità, ma io la penso così… e forse, mi spingo a dire, un poco come l’intelligente Artur, che proprio nel post sopra citato poeticamente scrisse un confortante

“dopo una lacrima c’è solamente posto per un sorriso”.






Non potevi ricordarlo meglio caro Sergio! Le Sue parole hanno sempre vivacizzato le nostre conversazioni,la Sua mente era eclettica,mai banale,con certe uscite veramente geniali,sia nello scherzo,sia nelle serie riflessioni. Non era di certo un tipo da buttarsi giù e piangersi addosso,neppure nei momenti più bui e tristi,come quando lo scorso anno un grave lutto lo privò di una persona da lui tanto amata. Gli piacerebbe di certo questa immagine di prendere in mano la situazione con un passo deciso e provocatorio come quello della Lambada....E' giusto ricordarlo anche così,sorridente e vitale!


Caro Capitano Artur,i Toui amici tutti ti salutano con infinito affetto. Ora lo spazio intorno a Te non avrà più segreti,sarai padrone,Libero di approdare in quelle Isole straordinarie dove il Tuo cuore desiderava tanto arrivare!


A questo punto amici cari la Leda ammaina le vele,nel nostro viaggio per la Vita, l'insegnamento di Artur di non smettere mai di sognare,ci aiuterà a rendere più leggero qualsiasi fardello.

Ti vogliamo bene,mon ami!

utente anonimo

#12    18 Febbraio 2007 - 11:04
 
Non è vero che Artur non c'è più. C'è, sì, ed è sulla mia nuvoletta, a brontolare come il solito.
Lui e le sue metafore.
Lui e la sua testardaggine.
Lui e ciò che mi ha lasciato.
Qualcosa di prezioso.
Qualcosa che non potrà mai essere cancellato.
Dissi: di carta è meglio.
Lui sa.
E c'è ancora.

Meritonzola_diavolonzola
utente anonimo

#13    22 Febbraio 2007 - 01:48
 
non ci posso credere lo stavo cercando per invitarlo sul mio blog.
era tempo che non lo vedevo in giro.
non voglio crederci
red
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#14    03 Dicembre 2007 - 12:48
 

bravissimo
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#15    19 Giugno 2008 - 15:44
 
Per due settimane il tema a cui ispirarci per scrivere sarà: "Motel". Persone hanno vissuto, sono state in quelle stanze. Racconta, scrivi un racconto o una poesia come se il protagonista fossi tu, o se tu sapessi cosa succede entro quelle mura e volessi raccontarlo. Ad ogni racconto verrà attribuito un numero corrispondente alla stanza. Sarà possibile quindi, agganciarsi ai racconti di altre stanze e proseguirli (la redazione poi deciderà se unire i testi o lasciarli divisi).

I brani migliori saranno pubblicati su Frammenti di Rosso Venexiano. Il tema sarà proposto periodicamente fino al raggiungimento dei testi utili per farne un'antologia cartacea. Cari Autori, partecipate!
Salotto Culturale Rosso Venexiano
Ass.ne Culturale
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#16    04 Giugno 2009 - 02:04
 
sono arrivata per caso al blog di Artur, seguendo la citazione di una mia poesia sul blog "fabrypoesiaespirito".Ho letto i suoi scritti, a poco a poco, cominciavo ad affacciarmi al suo mondo, a scoprire la sua sensibilità. Nel leggere il post dell'amico che dice che Artur ha raggiunto i Campi Elisi sono rimasta turbata e rattristata. Ad Artur e a chi gli ha voluto bene voglio ricordare il poeta che gli piaceva, Rilke..."Non c'è un al di qua e un al di là,ma la
grande unità,in cui abitano gli esseri che ci sovrastano, gli angeli.(R.M.Rilke)" La parola che celebra regala eternità alla vita e alle cose.L'arte redime la caducità umana.Così Artur vive nella poesia e nell'amore.Lui ora è la poesia e l'amore.“Se anche rapido cambia il mondo/come figura di nuvole,/ogni cosa compiuta ritorna/giù nell’origine./Non è riconosciuto il dolore,/non è imparato l’amore/e ciò che alla morte oscuramente chiama/non è svelato./Solo il canto sopra alla terra/consacra e celebra”(Rilke)
Angela D.
utente anonimo

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