Spedizione della LEDA - Decima puntata
Finalmente ricompattato il gruppo Colui il Quale Il Comandante cercò di fare il punto della situazione preoccupato della minaccia incombente sull’isola che rischiava di estendersi a tutto il Mondo.
Questa preoccupazione, avvalorata da cio che aveva appreso dall’Albero, richiedeva che la minaccia venisse identificata e che si adottassero gli opportuni accorgimenti per la sua eliminazione.
Gli indizi, finora, erano pochi e questo era ulteriore fonte di preoccupazione.
Alcuni pensavano che una specie di enorme verme si cibasse delle radici dell’Albero e pensavano di usare gli agenti irritanti (la spremuta di cipolle) per stanarlo per poi ammazzarlo a furia di botte in testa.
Altri pensavano che la minaccia fosse una enorme colonia di formiconi giganti e pensavano che se si fosse riusciti a trovare ed uccidere la regina tutto si sarebbe risolto.
Liberodivolare propose di versare nel pozzo tutti i fiori allucinogeni così da neutralizzare il nemico e costringerlo a sognare fino a farlo morire di inedia.
L’idea solleticò la fantasia di parecchi ma il Dottor Rifleman disse che era molto difficile manipolare quei fiori, che non sapevano nulla di cosa si nascondesse li sotto, che forse i fiori erano per quella cosa uno stimolante e non avrebbero avuto effetto mentre avrebbero potuto essere deleteri per l’Albero.
Accantonata l’idea si decise di cercare di capire cosa fosse mai questa bestia, attirarla lontano dalle radici e, infine, studiare un mezzo per distruggerla, sperando che la cosa non riuscisse nel frattempo a distruggere LEDA e Ledisti.
Colui il Quale il Comandante propose di spostare il campo vicino all’enorme caverna che stava sulla via per raggiungere l’Albero e di costruirlo vicino alla spiaggia in modo da avere sempre la via del mare libera se avessero dovuto ritirarsi precipitosamente.
Detto fatto, tutti si misero al lavoro alacremente, spostando tende, masserizie varie, il laboratorio e tutto quello che avevano.
In breve tempo il nuovo accampamento fu operativo.
La giornata era passata velocemente, le prime stelle spuntavano mentre all’orizzonte gli ultimi barlumi del giorno sparivano velocemente.
A quella latitudine la notte calava come un sipario e il manto di stelle fittissimo in poco tempo magicamente brillò sul loro capo.
La Luna fece capolino dal promontorio e la sua diafana luce, illuminò la foresta circostante, le luci della LEDA erano un punto di riferimento mentre davanti al fuoco acceso tutti consumavano il pasto serale in religioso silenzio.
La preoccupazione per quello che poteva succedere il giorno dopo portava ad essere introspettivi e anche le scimmie sentivano la tensione nell’aria e non scherzavano come le altre volte.
Nonostante cio si erano rimpinzate di frutta ed ora si spulciavano, calme e silenziose, non senza alzare ogni tanto lo sguardo per scrutare la selva circostante e sussultare al minimo rumore proveniente dall’interno della giungla.
Liberodivolare si era arrampicato su un albero quasi sulla spiaggia e faceva segnali col fotometro alla LEDA per comunicare il programma del giorno seguente e trasmettendo l’ordine a Colui il Quale il Secondo di far trasportare a terra tutti gli armamentari vari accumulati sulla LEDA.
Elena sembrava in trance ma nella sua testa brillava vivido il ricordo degli ultimi avvenimenti e pur avendo consultato tutto lo scibile degli Atlantidei non aveva trovato traccia di cio che cercavano.
Il Cervello della base richiedeva informazioni suppletive che solo l’indomani avrebbero potuto essere date e a questo punto Elena decise che la miglior cosa sarebbe stata farsi un bel sonno ristoratore e rimandare tutto quando le idee sarebbero state più chiare.
Pian piano l’accampamento divenne sempre più silenzioso, tutti scivolarono in un sonno senza sogni tranne le scimmie che rimasero all’erta, Adriano che era di guardia al primo quarto, Liberodivolare che iniziò a cantare sulla cima dell’albero “Un elefante si dondolava sopra il filo di una ragnatela e trovando la cosa interessante andò a trovare un altro elefante; Due elefanti si dondolavano sopra il filo di una ragnatela e trovando la cosa interessante andarono a chiamare un altro elefante; e così via……..” finché arrivò una scarpata dal basso che lo colse dietro la nuca facendogli fare un salto mortale in avanti dal ramo ad un ramo più basso.
Risentito Libero si accoccolò sul ramo e si mise a dormire dopo però che ebbe lanciato una dozzina di noci di cocco a caso che sicuramente colpirono qualcuno dato che si udirono provenienti dal basso vari “ouck” “ahi” “mannaggia a chella zoccola e’ mammete” e così via.
Nel buio della foresta qualcosa di invisibile si mosse lentamente senza fare alcun rumore e dopo il suo passaggio un’altra striscia di terreno privo di vita segnò come una cicatrice il suolo dell’Isola.
Il mattino sorse radioso e sconfisse tutti i timori e tutte le paure della vigilia.
L’accampamento si animò appena arrivarono le scialuppe con i rifornimenti.
Tutti si davano da fare decisi a portare a termine l’impresa e a partire subito per i mari freddi del nord dove vi erano balene che soffrivano e andavano salvate.
Liberodivolare rimase prudentemente sull’albero finché non vide tutti indaffarati poi, sicuro che l’episodio notturno fosse accantonato chiamò Qui Quo e Qua e si diresse verso la caverna in esplorazione.
Il Dottor Rifleman si unì al gruppetto e di buon passo la piccola spedizione attraversò il breve tratto di foresta per raggiungere il promontorio dove si apriva la caverna.
Perplesso Libero avanzò su quella striscia brulla che segnava la giungla e rivolgendosi al Dottore gli chiese spiegazioni sul fenomeno.
Il Dottore prese un campione del terreno e lo sottopose ad alcune analisi col suo piccolo kit di laboratorio d’analisi.
Stupito fece vedere i risultati che indicavano un terreno assolutamente privo di qualsiasi sostanza nutritiva un vero e proprio terreno alieno impossibile da trovare sulla terra se non in qualche deserto dilavato da secoli di siccità e di esposizione a raggi ultravioletti molto intensi dovuti ad un buco dell’ozono enorme ed accentuato.
Libero ancora di più impressionato cacciò fuori la bottiglia di Oceano blu e se ne versò una buona dose.
Poi chiese se questo fenomeno potesse avere attinenze con quello che cercavano e il prolungato silenzio del Dottore, oltre all’espressione di cane bastonato, furono una conferma ai suoi piu tristi pensieri.
Il dottor Rifleman decise di ritornare indietro e fare più attente analisi al campione preso e, accompagnato da Qui, tornò al campo base per riferire il ritrovamento.
Libero con Quo e Qua decise di andare più avanti e scoprire qualche altro indizio.
Intanto Colui il Quale il Comandante fece prendere al gruppo una campionatura delle armi per saggiarne l’eventuale efficacia e stava per dare l’ordine di partenza quando venne informato del ritorno del Dottore.
Preoccupato gli andò incontro e dopo aver avuto le informazioni decise di aspettare un poco prima di partire per dare tempo al Dottore di fare ulteriori analisi ma allo stesso tempo mandò, sulle tracce di Libero, Elena, Rosagialla e Fortevento per rimpinguare il numero degli esploratori.
Libero, intanto, aveva trovato altre strisce sospette e si era accorto che tutte portavano alla grande caverna, questo lo preoccupò ulteriormente, e lo convinse che alberi e sottobosco non sarebbero stati un ostacolo per il fantomatico avversario.
Decise allora di inerpicarsi sul promontorio in modo da vedere dall’alto la zona circostante la grande caverna.
Con suo grande stupore si accorse che numerose strisce circondavano l’ingresso e la vegetazione dall’alto risultava molto compromessa.
Inoltre le strisce sembravano di varia misura come se fossero state fatte da una specie di acido emesso però in quantità diverse in momenti diversi.
Infine si accorse che se l’ipotesi che strisce più nette erano anche più recenti si vedeva che la grandezza della striscia aumentava in maniera esponenziale man mano che erano più recenti, indice questo che la cosa cresceva molto in fretta.
La più recente era anche quella che si era di più avvicinata al loro campo anche se la distanza non era così piccola e lo schema che vedeva sul terreno faceva pensare che la prossima striscia sarebbe passata in una valletta alla sua destra colma di vegetazione.
Ciò significava che la sua posizione sul costone era sicura a meno che la cosa non avesse organi che potessero rilevarlo.
Guardando, dietro di se, il precipizio che conduceva al mare si disse che nella peggiore delle ipotesi avrebbe sempre potuto saltare in mare e allontanarsi a nuoto, semmai con l’aiuto dei delfini.
Si prefisse, perciò, di condurre i compagni su quella specie di osservatorio non appena lo avrebbero raggiunto.
Salendo più in alto vide che vi era una specie di frattura nel terreno e guardando dentro quel crepaccio si accorse che stava guardando nella grotta o serie di grotte che stavano sotto di lui e che comunicavano con la grotta principale dove erano diretti.
Da lassù vide i compagni avvicinarsi e mandò Quo ad avvertirli e condurli sul posto.
Lasciato Qua vicino al crepaccio scese nuovamente al punto di osservazione ed attese l’arrivo della squadra.
Il Dottore stava nel laboratorio insieme a Colui il Quale il Comandante e non credeva ai dati che gli strumenti gli riferivano.
Il terreno era puramente minerale, qualsiasi scoria azotata, qualsiasi batterio, sembrava sparito.
L’humus che doveva essere presente in un terreno tropicale era completamente sparito e se non si fosse riformato, cosa quasi impossibile, se non in tempi lunghi, nulla sarebbe cresciuto.
Sembrava, inoltre, che agisse ancora un agente inibitore che impediva anche la contaminazione da parte dei batteri esistenti nell’aria.
Perfino le spore non sviluppavano minimamente anche se i gradienti di temperatura e di umidità erano più che favorevoli all’attecchimento.
Cosa avesse causato tale pasticcio non era nelle conoscenze del Dottore che supponeva solo l’esistenza di qualcosa che si nutrisse sciogliendo tutto quello che era vegetale ed animale e traendolo anche dal terreno lasciasse come sottoprodotto quello sterile ammasso di sali minerali ma il come accadesse cio era del tutto sconosciuto.
Inoltre la forma, la consistenza, l’aspetto di cosa causasse cio era anch’essa un mistero.
Colui il Quale il Comandante era perplesso ma dovendo prendere una decisione non poté che dare l’ordine di partenza.
Comunque per tutta sicurezza comunicò alla LEDA di partire se entro 48 ore non avesse avuto notizie della spedizione, poi anche se occorreva caricare come muli anche le scimmie decise di portare tutto cio che potevano compreso il laboratorio perché agire in tempo reale era una cosa ormai di importanza vitale.
Libero salutò le tre compagne e fece vedere loro il risultato delle sue elucubrazioni le accompagnò alla spaccatura superiore e frenò i bollenti spiriti di Elena che voleva per forza calarsi dentro in esplorazione.
Dopo aver dovuto anche usar le mani dandole tre quattro scappellotti la accompagnò giù a calcioni e la legò ad un albero per evitare di doverla abbattere con una ulteriore noce di cocco.
Il Sole era quasi al tramonto quando videro arrivare tutto il gruppo che avanzava lentamente sotto il peso dell’attrezzatura.
Scesero per dare una mano e finalmente tutto venne portato in alto fuori dall’eventuale pericolo incombente.
Il giorno lentamente volgeva al tramonto, il sole era ormai all’orizzonte e le lunghe ombre del promontorio intaccavano i colori della selva sottostante.
Sul crinale dello stesso, i nostri eroi, spalle al tramonto, sorvegliavano la caverna pronti ad intervenire ma nulla faceva presagire la presenza di cose strane e misteriose.
Gli uccelli volavano fra gli alberi chiamandosi l’un l’altro, il ronzio dei calabroni e il frinire dei grilli lentamente lasciava il posto al rumore del mare sottostante che diventava predominante man mano che i rumori del giorno si chetavano.
Vicini al fuoco, senza che nessuno chiacchierasse o scherzasse, tutti si interrogavano su cosa stesse per succedere.
Tutti avevano visto le striature sul terreno, le parti di foresta letteralmente evaporate.
Doveva essere un acido organico, pensava il dott. Rifleman, ma cio non giustifica l’impoverimento di minerali e sostanze azotate.
Liberodivolare pensava che una infinità di piccoli vermi mangiatutto poteva alla stregua delle formiche amazzoniche ridurre in poco tempo la foresta ai minimi termini ma perché uscivano, almeno finora, solo di notte?
Elena continuava ad interrogare il cervello della Base ma questi non avendo nulla su cui elaborare ipotesi restava ostinatamente in silenzio tranne che per il messaggio di attesa inviato già in precedenza.
Colui il Quale il Comandante osservava accigliato il panorama perso in chissà quali pensieri, mentre tutti gli altri restavano in attesa di suoi ordini.
Solo le Scimmie peregrinavano per ogni dove sfottendosi fra loro o cercando da mangiare e dando anche fastidio a volte a chi, preoccupato della situazione, non aveva eccessiva voglia di lasciarsi coinvolgere da scherzi o altre buffonate.
Ma, lentamente col progredire della sera, stranamente la tensione sembrò diminuire, dopo il tramonto l’atmosfera iniziò a rilassarsi, ognuno, affaccendato nelle consuete attività serali, sembrò staccare la spina che li aveva resi elettrici per tutto il giorno, e, accanto al fuoco, ci fu anche chi iniziò a canticchiare mentre preparava la cena.
Un profumino si sparse per l’accampamento e anch’esso contribuì a distrarre il gruppo da cupi pensieri, tutti lentamente, come nella famosa scena del pranzo in “Miseria e Nobiltà” con Totò, iniziarono ad avvicinarsi al desco ormai apparecchiato e con indifferenza iniziarono a vedere cosa era stato preparato.
Poi si vide qualche mano allungarsi furtiva al cibo, e, all’improvviso, tutti si misero a mangiare e discutere a gran voce riprendendo quello spirito di fratellanza e goliardia che sempre caratterizzava l’equipaggio della LEDA.
Dopo un po’ Libero, brandendo una cotoletta come vessillo, alzò gli occhi e notò con stupore che le scimmie non facevano parte del gruppo anzi non si vedevano in giro.
Un po’ preoccupato si alzò per andare a vedere dove si fossero cacciate e avanzò sul crinale fino a giungere sul pendio scosceso che portava alla grotta.
Le scimmie erano li aggrappate alle fronde di alcuni alberi e mute guardavano in basso indicando qualcosa.
Libero, preoccupato, si avvicinò ma non scorgeva nulla.
Per scrupolo, volendo avere una visione migliore, prese una fotoelettrica e illuminò la valletta sottostante.
Ma continuò a non vedere nulla, gli alberi erano li un po mossi dalla brezza,…… la brezza? Ma in quel momento brezza non ce n’era.
Neanche un alito di vento soffiava e lui vedeva gli alberi muoversi lentamente.
Le scimmie iniziarono a fare un chiasso tremendo indicando le foglie tremolanti, Libero aguzzò la vista ma non scorgeva nulla, poi, all’improvviso, una luminescenza avvolse la valle facendo divenire tutto inconsistente, la luce si affievolì, fino a sparire e Libero notò a bocca aperta che non c’era più nulla.
Alberi, cespugli, foglie sparse, nulla di organico era rimasto e la valletta sotto la luce elettrica era solo un terreno arido e giallo.
Solo un leggero tremolio nell’aria faceva supporre che ci fosse qualcos’altro.
Richiamati dal chiasso anche gli altri erano giunti ma nessuno aveva visto ciò che era successo.
Il Dottore guardava stupito il cambiamento avvenuto e si lanciò per il pendio desideroso di analizzare l’accaduto ma subito, però, venne placcato da Libero che gli indicò il tremolio che ancora perdurava sulla valle,
Poi, presa una pietra la lanciò verso il basso scrutandone la traiettoria.
Con stupore vide la pietra precipitare ma ad un certo punto rimbalzare a mezz’aria e cambiare direzione.
Il Dottore aveva visto anche lui il fenomeno e si precipitò a lanciarne un’altra che ebbe lo stesso comportamento.
Urlando disse agli altri di andare a prendere le cose portate dalla LEDA comprese le ampolle con vari agenti chimici approntati poi afferrato un ramo lo lanciò giu.
Il ramo si fermò a mezz’aria e li rimase come incollato, poi all’improvviso divenne luminescente, poi perse la luminescenza diventando traslucido e infine sparì all’improvviso come una bolla di sapone.
Tutti si ritrassero dal precipizio preoccupati dall’estrema pericolosità di cio che avevano visto e il Dottore raccomandò di lanciare piccole pietre per visionare eventuali spostamenti dell’invisibile cosa che riempiva la valletta.
Poi, afferrate una ad una le ampolle iniziò a buttarle di sotto con metodo annotando eventuali effetti causati.
Ma nulla accadeva, sembrava che la cosa fosse refrattaria a qualsiasi sostanza anzi se la fagocitava in fretta senza che ne rimanessero tracce.
Il Dottore suppose che la permanenza della creatura o cosa altro fosse era dovuta all’opera di assorbimento dei materiali nutritivi dal terreno per farlo diventare come gli altri esplorati e continuò a buttare giù le sue misture.
Qui, vedendo l’operato del Dottore, tornò al campo e si procurò anche lui alcune cose prendendole dalla tavola imbandita, poi tornò con i suoi compagni ed iniziò il suo personale lancio sperimentale.
Cotolette, cosce di pollo, cannelloni volarono verso il basso causando luminescenze rapide e fugaci.
Libero preoccupato che la cosa prendesse il lancio come occasione di reperire nuovi nutrimenti iniziò a disperdere il gruppo a schiaffi e calci cercando di impedire alle scimmie il dispendio di roba da mangiare anche perché aveva visto la sua cotoletta partire verso il basso.
Nel fare ciò però scivolò su una bottiglia di Oceano blu, anch’essa preda di Qui e rischiando di precipitare si afferrò ad un cespuglio sporgente restando per attimi infiniti appeso sull’abisso.
Ripreso l’equilibrio afferrò la bottiglia e arrabbiato per il pericolo corso la scagliò contro la scimmia che però la schivò facilmente.
La bottiglia fece una lunga parabola finendo in basso e rompendosi sulla cosa bagnandola con la bevanda.
Subito si videro dei lampi attraversare l’intera valletta mentre una macchia blu luminescente evidenziava parte della creatura.
Il Dottore esclamò a gran voce il suo stupore facendo partire una serie colorita di insulti frammisti a congratulazioni mentre Colui il Quale il Comandante subito ordinò di portare la scorta di bottiglie rimaste.
Ci fu un nutrito lancio di bottiglie negli istanti seguenti e velocemente furono in grado di valutare l’enormità di quella cosa che riempiva l’intera valletta.
Si notava anche che ora sussultava in maniera evidente muovendosi come una enorme ameba e che sembrava anche consapevole ed incazzata perché sempre piu pseudopodi sembravano volere raggiungerli o quanto meno far cessare il lancio del liquido irritante.
Ovviamente nessuno era in grado di dire che effetti facesse l'Oceano blu alla cosa ma era evidente che sebbene non fosse mortale almeno era di disturbo e rendeva la cosa visibile.
Elena intanto trasmetteva cio che vedeva al computer della Base che iniziò velocemente e finalmente a dare informazioni.
Disse che dalla descrizione della creatura sembrava che fosse proveniente dal pianeta degli Atlantidei dove era stata creata nella notte dei tempi per essere usata come macchina da costruzione.
Era, infatti, in grado di sintetizzare gli elementi e creare lastre ed altri componenti di metalli e strutture progettate dai suoi padroni e collocarle allo stesso tempo dove i padroni avevano comandato di metterle.
Con il loro apporto e quello di altre macchine organiche era stata costruita la base ma a detta del Computer tutto era stato destrutturato dopo il completamento della stessa.
Il Raugunan, così era chiamato il Costruttore, dopo l’uso veniva ridotto in elementi dato che non conveniva rimandarlo indietro e questi venivano sparsi nei terreni circostanti in modo da garantire l’impossibilità di ricostituzione.
Forse nei millenni passati il Raugunan aveva iniziato per un motivo sconosciuto la sua ricostituzione prelevando gli elementi dal terreno e provvedendo alla sua alimentazione in maniera diversa da quella progettata dai Padroni che usavano energia vitale pura.
Invece la creatura estraeva dagli altri organismi l’energia e intanto ricostruiva se stessa.
Secondo il Computer dopo una fase durata centinaia di migliaia di anni in cui il Raugunan aveva ricostruito ed organizzato solo alcune facoltà essenziali, da poco tempo aveva iniziato in maniera esponenziale la sua ricostruzione totale e perciò gli occorrevano enormi quantità di energia.
Ed il peggio doveva ancora venire perché le sue vere facoltà non erano quelle che si vedevano in quel momento, erano enormemente superiori e quando le avrebbe avute avrebbe anche avuto bisogno di tanta energia da spegnere il mondo intero se non si trovava il modo di fermarlo.
Elena rimase basita dalle rivelazioni e chiese come potevano eliminare la creatura e rimase ancora più basita dalla risposta e cioè che la mente della base non lo sapeva e non era in grado di elaborare la risposta.
Alle sue rimostranze la Mente disse che il Raugunan era cambiato così profondamente da non poter essere destrutturato, comunque alla luce dei fatti riferiti avrebbe cercato di elaborare altre strategie.
Poi disse che l'Oceano blu non poteva causare danni al Costruttore anche se lo aveva reso visibile come era all’inizio avendogli forse fornito alcuni elementi che lo stesso non aveva ancora trovato.
Le strane sensazioni di disagio mostrate, però, facevano presupporre che alcune cose, forse, erano, almeno in questa fase, deleterie e si doveva approfittare del momento favorevole perché in fasi successive il potere della cosa sarebbe enormemente aumentato.
Elena era costernata nel riferire agli altri queste notizie e anche il morale degli altri non è che ne fosse risollevato, anzi alcuni motivi di scoramento affioravano mentre la discussione proseguiva.
La cosa, intanto si era rintanata di nuovo nella caverna e alla luce di quanto appreso non sarebbe passato molto tempo perché il grande albero, sintesi ed emblema della Natura sarebbe stato vinto dalla forza della creatura aliena frutto di una scienza che mostrava, ancora una volta, la sua incompletezza di fronte alle forze dell'Universo.
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