









Era inverno
e soffiava il vento della steppa.
Freddo aveva il neonato nella grotta
sul pendio del colle.
L'alito del bue lo riscaldava.
Animali domestici stavano nella grotta.
Sulla culla vagava un tiepido vapore.
Dalle rupi guardavano
assonnati i pastori
gli spazi della mezzanotte.
E li accanto, sconosciuta prima d'allora,
più modesta di un lucignolo
alla finestrella di un capanno,
tremava una stella
sulla strada di Betlemme
Boris Pasternak






I GATTI - Charles Baudelaire

Pensando, assumono nobili pose
da grandi sfingi accosciate in fondo a solitudini
e sembrano addormentati in un sogno senza fine
quei fecondi reni sono pieni di magiche scintille,
e atomi d'oro, come sabbia fine,
costellano vaghi quelle mistiche pupille.



Andiamo a salvare le Balene!! Tutto l'equipaggio della LEDA si mise subito in azione.
Colui il Quale Il Capitano dopo aver controllato i rifornimenti, le attrezzature, e che qualche membro dell'equipaggio non fosse rimasto sul molo a dar da mangiare ai gabbiani, diede ordine di alzare l'ancora, di mollare i pappafichi (che si pavoneggiavano sul ponte), di togliere gli ormeggi.
La partenza, salutata da una folla strabocchevole venuta a festeggiare gli eroi, (si vedevano cartelli e bandiere inneggianti all'impresa, W le Balene, Giapponesi go home, etc.), avvenne senza incidenti.
Dal ponte della LEDA tutto l'equipaggio non indispensabile alla manovra rispondeva ai saluti.
Tutti si sbracciavano, sorridevano, cantavano.
Pian piano la costa si allontanò fino a sparire all'orizzonte e, messa la prua verso Gibilterra, iniziò il grande viaggio.
Colui il Quale Il Capitano aveva gia tracciato la rotta che ci avrebbe portati fra l'Islanda e la Groenlandia, fece distribuire gli indumenti pesanti che sarebbero serviti a quelle latitudini, e invitò la squadra speciale a fare esercitazioni in modo da trovarsi pronti quando avremmo incontrato le Balene e i loro carnefici.
La strategia studiata a tavolino consisteva in tre fasi: La prima era quella di convincere con le buone gli equipaggi delle baleniere a cambiare sistema e trasformarsi in navi turistiche per l'osservazione dei cetacei;
La seconda era quella di impedire, nel caso non avessero voluto ragionare sulla prima ipotesi, il contatto con le balene;
La terza, estrema ratio, consisteva nella conquista delle navi assassine e il conseguente affondamento delle stesse.
Rosagialla subito iniziò a preparare grossi quantitativi di "oceano blu" per allietare le menti dei balenieri qualora volessero discutere della prima ipotesi ( si deve anche dire che basta aggiungere a questo liquore un po’ di bicarbonato per farlo diventare un potente lassativo ad azione immediata) Vitty, Elena e Renata furono incaricate di ripassarsi il linguaggio delle balene al fine di avvertirle degli spostamenti delle baleniere, Adriano, forte della sua esperienza di lagunare di assalto e Liberodivolare, che poteva agire dall'alto, sarebbero stati quelli che dovevano eventualmente intervenire sui casi piu a rischio.
Per questo motivo diedero incarico al dottor Rifleman di preparare delle damigiane di gas esilarante, al Capitano chiesero cinque quintali di cipolle di Tropea per farne bombe lacrimogene.
Nelle teche di vetro erano disponibili duecento sciami di api dell’Amazzonia addestrate da Apesara pronte a scatenarsi perché incazzate nere.
Tutte le api erano state fornite di cappottini in pelo di calabrone creati da Fragmenta per sopportare le basse temperature.
C’erano, poi, tutti i parenti nati in tre anni dai criceti di Sarapiccina che all’ultimo censimento, contati uno ad uno da Fortevento ammontavano ad oltre settecento e che erano stati addestrati a rosicchiare tutti i maglioni, pantaloni, coperte di lana che trovassero sul loro cammino.
Intanto lasciata Gibilterra, dove era stato reclutato un branco di scimmie della Rocca da usare come guastatrici, percorrevamo le coste del Portogallo, tutto era stato approntato e la navigazione procedeva regolarmente, l’equipaggio si dilettava, rilassandosi, di varie attività ludiche.
C’era chi si faceva trascinare dalla nave facendo sci d’acqua, chi prendeva il sole, chi, salito sugli alberi della nave, come il GenBonaparte e Oti master si divertivano a lanciare buste piene d’acqua di mare in testa ai poveretti che attraversavano il ponte, etc.
Colui il Quale Il Capitano decise che era ora di fare il punto della situazione, chiamò Colui il quale il Secondo per impartirgli gli ultimi cambiamenti di rotta, la LEDA mise la prua a Nord-Ovest e si lanciò come una furia vendicativa verso la sua destinazione ultima.
Alla riunione che ne seguì non mancava nessuno tranne Colui il Quale il Timoniere e Colei la Quale la Vedetta.
Si perfezionarono gli ultimi piani, si fece festa mentre Rosagialla cantava L’Inno della LEDA, si bevvero litri di “Oceano blu” poi tutti andarono a dormire tranne coloro che a testa in su osservavano Marte vicino vicino e chiedevano alla divinità guerriera protezione e sicurezza di vittoria.



Furono giorni lunghi e felici.
Insidiati dalla troppa gelosia.
Nati da uno scoppio del cuore
Resi importanti da una finta sensazione
d'eternità che è una dolce illusione
in ogni storia d'impetuosa passione.
Un sassolino s'insinuò nella scarpa.
Nodi vennero al pettine ad uno ad uno.
Amare calunnie fecero marcire frutti maturi,
mordendo i quali, si deliziavano gli amanti.
Ora tutto è nascosto dalla nebbia del dubbio.
Ridono i folletti che fanno contorno al rimpianto.
Erinni banchettano sul catafalco dell'amore.
Accanita ricerca semantica
lega la volontà del divenire.
Impari l'arte dei componimenti
versando leghe metalliche
entro i confini dell'io nascosto.
Nessuna concessione attenua
turbamenti che esaltano rime
occultate dietro mura di ottone.
Intonsi rotoli di carta vellutata
sobbalzano sull'erba del prato.
Orde di barbari in preda a malattia
lamentano il dissenso degli Dei.
Aria fumosa spande lacrime intorno.
Disperse grida sobbalzano dal fondo.
Ingiurie piovono dall'alto dei bastioni.
Arroganti eroi dai muscoli di cristallo
rincorrono l'oggetto del desiderio.
Torvi condottieri studiano strategie,
ululano ordini ai loro palafrenieri.
Ritmi tribali segnano le azioni.
Occhi ansiosi di scorgere la meta.
Viaggio metropolitano
Aggancio sinergico di vagoni dipinti
recanti scampoli di vite vissute.
Turbolenze si propagano in vortici
ululanti che trascinano cartacce,
rutilanti pezzi di riviste ormai scadute.
Blasfemo interloquire di messaggi,
lucide intersezioni di binari infiniti
oppressi dall'inconsistenza del divenire
recanti arrancanti viaggiatori delusi
dall'imponderabile leggerezza dell'essere.
Perdita d'identità
Fu, quando trovai chiuso il portone,
che compresi quanto mi fosse cara
la magione, in cui ebbi i natali.
Dov'era chiuso tutto il mio vissuto.
Mi vennero alla mente sensazioni
Pensieri, sentimenti ed ore liete
Lacrime, nostalgie ed emozioni.
ora sto qui, disteso, quasi morto.
Uccello appena nato e ancora implume
spinto dall'uragano fuor dal nido.
Ma nulla trovo e nessun che mi risponda.
Finestre chiuse e nessun lume acceso.
Neanche un fil di fumo dai camini.
Risuonavano canti ed anche risa,
acciottolio di piatti, grida di bimbi.
C'erano fiori alle finestre illuminate.
Garrivano i panni nel vento ad asciugare.
Profumo di pane riempiva le narici.
Il cane abbaiava al pellegrino.
perso in un silenzio d'oltretomba.
S'ode il vento come fra cipressi.
Neanche una civetta fa il suo verso.