Chi sono

Utente: ArturBlord
Nome: Artur Blord
Lady Tristezza ti prego, non ti voltare e non cercare di ingannarmi, con lo sguardo, perché non accetterò giudizi, stavolta, se non quello del cuore. Rilassati, Lady Tristezza, di me ti puoi fidare: io sono colui che ti consacrò la notte. Davvero non ti ricordi di me? Conosco la vita, che celi nell'anima, perché ne sono stato il testimone principe. Non mi sottovalutare: io fui complice dei tuoi segreti. Non ti puoi nascondere a me. Né farmi credere che tutto sia andato perduto... Scrollati, Lady Tristezza, è dentro di te la battaglia più importante. Quella che, da troppo tempo, cerchi di evitare. Ma a cui, comunque, non potrai sfuggire. Oppure, davvero, perderai tutto il tesoro che custodisci con mortificante ermetismo nelle riservatissime tue profondità, inarrivabili, dei sentimenti e che non vuoi più condividere. Convinta, in questo modo, di ripararti dalle ferite della vita... Non vedi che t'inganni? Non vedi quanta gente, esausta, ignara dei segreti, tuoi e meravigliosi, finirà per rinunciare, proprio sulla soglia di una porta, quella del tuo cuore, chiusa da troppo tempo e invano? Forse vaneggio, ubriaco dei ricordi e delle speranze di una ragazza che non c'è più. Forse davvero non sei più tu, Lady Tristezza, la ragazza alla quale, una notte che fu, offrii la stessa mia vita e forse anch'io, come te, mi dovrò rassegnare prima o poi... Scusami Lady Tristezza forse t'ho disturbata per niente. Ma valeva la pena di tentare un'ultima volta, prima di arrendermi, sconfitto da un nemico, senza volto né identità, ma abbastanza potente da soffocarmi, inesorabile, un pezzo di cuore: quello con i tuoi sorrisi, così luminosi, un tempo, che mai, avrei detto, sarebbero affogati nell'ombra. Quell'ombra scura che da troppo tempo, ormai, ti vela gli occhi Lady Tristezza... Anche adesso.

Archivio

oggi
--- 2007 ---
--- 2006 ---
--- 2003 ---

Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
10:55

La Leggenda dell'Albero di Natale


C’era una volta un albero.

Era un normale albero dotato di radici, tronco, rami, foglie e fiori (quand’era tempo), oltretutto era anche un po’ psicolabile perché si spogliava quando faceva freddo e si vestiva quando faceva caldo.

Per questo motivo era stato in cura presso un grande specialista in malattie linfali per piante depresse che, dopo lunghi e complicati esami, tentativi d'ipnotismo, sedute di psicanalisi per scoprire eventuali episodi traumatici pre seminali, era giunto alla conclusione che vi era uno scompenso ormonale dovuto alla perdita di personalità relativa al fatto che non era mai stato chiamato col suo vero nome, peraltro sconosciuto, ma solo col nome di Albero di Natale, per via che era nato in un terreno di proprietà di un certo Natale Gennaro che, oltretutto, non desiderandolo, aveva più volte cercato di estirparlo.

Meno male che, poco prima che questo Natale si munisse di accetta, passò da quelle parti la Fata Provolina che, intuendo il pericolo che correva il piccolo Albero, lo trasformò in “Arbre Magique” consentendo così che potesse scappare a bordo di una panda blu, diffondendo un sanificante odore di Pino Silvestre, lungo i monti e le valli percorse rincorrendo avventure e più luminosi destini.

Arrivò, alfine, al sacro Convento di Santa Cunegonda che la teneva bionda, dove trovò sette fraticelli nani che scavavano una miniera di diamanti, lavorando come negri per la Banca Vaticana.

Chiese di poter usufruire del terreno dell’orticello per poter fare uno spuntino ma non si accorse che era terreno di risulta della miniera e assorbì milioni di particelle minuscole di diamante che resero sbriluccicanti  le punte dei suoi rami.

Si mise di nuovo in viaggio fino a giungere al Parco Lambro dove la pattuglia di giardinieri lo trovò e lo portò alla Clinica Vegetale per malattie mentali delle piante “Villa Arborina”.

Qui fu curato per eliminare l’odore di Pino e venne anche sottoposto alle cure psicoanalitiche per poterlo riabilitare.

Iniezioni su iniezioni di stabilizzatori clorofilliani lo resero sempreverde.

Clisteri di resine sintetiche al nandrolone lo resero robusto e lucido aguzzando le sue foglie e dandogli una forma allungata e muscolosa.

Restava, però, sempre la mancanza di fiducia in se stesso che lo rendeva schivo, curvo e sfiduciato.

Una sera, mentre stava seduto in un angolo, fra un salice piangente che aveva più volte tentato il suicidio e un albero di noci abbacchiato, passò una giovane quercia sessantottina, che con uno spinello fra i rami e agitando gli stessi al ritmo della musica del mitico gruppo dei “Sequoia”, lo guardò, passò avanti, ritornò indietro, lo riguardò, lo prese per un ramo e lo trascinò nella sua serra personale.

Decisa a risollevargli il morale lo stuzzicò con le radici, gli agitò le foglie con fare leggero e civettuolo, sfoderò tutta la sua sensualità mostrandogli le ghiande ad una ad una.

L’Albero di Natale, sconcertato ed intimidito, restava inerte alle avances della quercetta scostandosi leggermente ogni volta che quest’ultima si strusciava contro di lui.

Intendiamoci non che la donzella non lo sconfinferasse anzi il suo desiderio lo sentiva montare dentro di se anche se non comprendeva bene le ragioni del suo montante interesse.

Ma la timidezza vinceva il desiderio e di questo la quercetta si stava stufando.

Ad un certo punto sbottò: Ma, insomma, ti vuoi decidere a cacciare le palle che qui il tempo passa e la cera si consuma!

A queste parole l’Albero si sentì in dovere di mostrare la sua vera natura che sentiva reclamare dall’interno e con un urlo liberatorio cacciò davvero le palle!

Per via, però, della polvere di diamante cacciò fuori una serie di palle fantasia multicolori,  lucide, dorate, argentate, luminose tali da lasciare senza fiato la quercetta.

Quello che successe nella serra fu epocale.

Dovettero ad un certo punto intervenire i giardinieri, le guardie forestali, perfino un canadair di passaggio.

L’Albero riuscì a fuggire poco prima che lo sterrassero e lo chiudessero in un vaso gigante per immobilizzarlo, la quercetta, dopo tre mesi, partorì 49.743 alberini luminosi che negli annali della rivista dell’agricoltore se ne parla ancora adesso se sia stato un caso di colture geneticamente modificate oppure vi fosse stata una falla nella centrale atomica vicina.

Ad ogni modo la Clinica fu chiusa, i dipendenti tutti arrestati e la quercetta fu inviata con tutta la prole in un fantomatico istituto di ricerca del Governo per vedere se si potesse sfruttare l’accaduto nella guerra contro la gramigna oppure sostituire i semafori con gli alberelli luminosi dopo aver fatto loro, ovviamente, il lavaggio del cervello.

L’Albero, saputa la notizia da una civetta di passaggio, si addolorò molto e iniziò a cercare l’indirizzo dell’Istituto.

Si rifugiò, nel frattempo, nei meandri di una centrale elettrica fra un generatore e una pila di cavi di rame ed argento per la conduzione della corrente.

Passarono lunghi giorni disperati ma, finalmente, una volpe argentata e un passero solitario gli portarono le notizie tanto agognate.

Si mise in cammino all’alba dopo essersi portato un po’ di materiale da usare in caso di complicazioni e dopo tre giorni arrivò nei pressi dell’istituto.

Moderno Rambo vegetale si vestì di tutto punto indossando a tracolla il cavo elettrico, e portando con se borse di lampadine per creare diversivi facendole scoppiare.

Approfittando di un camion e delle sue naturali doti di passare inosservato riuscì ad entrare nella base, si avviò verso il reparto dove sapeva si trovavano prigionieri i suoi cari, ma risuonò l’allarme e accadde l’inevitabile.

Reparti scelti di guardie iniziarono a convergere verso il luogo dove era risuonato l’allarme.

Si accesero riflettori mentre risuonavano altoparlanti impartendo ordini a volte anche contraddittori.

In quel bailamme l’Albero innervosito, impaurito, agitato, iniziò una folle corsa verso il portone, ma inciampò in alcuni cavi che alimentavano i riflettori.

Cadde trascinando con se tutto l’armamentario che recava indosso e si ingarbugliò talmente da non poter quasi camminare.

Iniziò così a saltellare ma incocciò ancora nei cavi e li strappò.

Una scarica potentissima lo attraversò mentre i militari sopraggiungevano.

L’Albero si drizzò in tutta la sua imponente altezza, si illuminò tutto mentre scintille e veri piccoli fulmini illuminavano a giorno l’intera area, la furia che lo percorreva gli fece cacciare le palle, anche quelle supplementari, botti e scoppi assordavano tutti mentre rami si agitavano facendo sembrare l’Albero un alieno venuto a distruggere l’Umanità.

A quest'improvvisa visione gli animi dei soldati non ressero.

Tutti fuggirono urlando, anche i generali, e gli scopini.

L’Albero rimase solo, in tutto il suo terribile splendore, ma non per molto.

La quercetta apparve con tutta la prole e ci fu un momento di sincera commozione, su cui sorvoliamo, poi tutti fuggirono da quei tristi luoghi rifugiandosi sui monti.

Da allora la razza degli Alberi di Natale si è accresciuta enormemente, per undici mesi, vive sulle montagne e a dicembre discende bardata di tutto punto, fieramente piena di se e mostrando le palle a tutti, si colloca negli angoli delle case e collegandosi ad una presa elettrica ripete la scena dell’Albero Padre Salvatore.

Lui è là sulla cima di quella montagna, vicina la moglie Quercia circondata dagli ultimi nati, e protegge con le sue singolari doti da qualsiasi intemperie la sua famiglia.

Perfino i fulmini non gli fanno paura, anzi, ogni volta che c’è una tempesta ecco accendersi nel suo pieno splendore l’Albero di Natale con tutte le palle illuminate.

Si ripete ogni volta il miracolo di Natale e tutti, dalla pianura, osservano il fenomeno stupiti, ma ignari della vera natura di quello che vedono, ma sanno, nel profondo dei loro cuori, che è il segnale di qualcosa di buono e rasserenante e tutti sorridono e si sentono più buoni.


postato da: ArturBlord alle ore 10:55 | link | commenti (2)
categorie:
10:41



L'amore non deve implorare e nemmeno pretendere, l'amore deve avere la forza di diventare certezza dentro di sé.
Allora non è più trascinato, ma trascina.



_.,-'*'-,._.,-'*'-,._.,-'*'-,._.,-'*'-,._



So quello che dirmi
vorresti in quest'ora...
Non dirlo!
Guarda laggiù il fondo dello stagno
che si fa cupo
e come si rincorrono le nuvole
specchianti sul velluto nero...
Non dirlo!
Questa è una mala notte.
Lo so,
in quest'ora infuria
nel profondo del tuo petto
tutto ciò che ti preme.
Non chiedere!
Sulla tua bocca indugia
ancora la parola che ci fa infelici...
Non dirla!
Questa è una mala notte.
Me lo dirai domani.
Non lo sappiamo,
chissà forse
domani tutto sarà miracolosamente facile
ciò che oggi nessun cuore può sopportare,
ciò che oggi mi rende tanto infelice.
Non chiedere!
Questa è una mala notte. (HESSE)


_.,-'*'-,._.,-'*'-,._.,-'*'-,._.,-'*'-,._


Bisogna trovare il proprio sogno perchè la strada diventi facile. Ma non esiste un sogno perpetuo. Ogni sogno cede il posto a un sogno nuovo, e non bisogna volerne trattenere alcuno".


_.,-'*'-,._.,-'*'-,._.,-'*'-,._.,-'*'-,._


L'amore, come un corso d'acqua,
deve essere in continuo movimento,
ed è proprio quello che tu fai con me.
Ma che cosa accade alla maggioranza delle coppie?
Credono che le acque del fiume
scorrano per sempre, e non se ne
preoccupano più. Poi arriva
l'inverno, e le acque gelano.
Solo allora comprendono che niente,
in questa vita, è assolutamente garantito. (GIBRAN)


La pena d'amore canta,
la tristezza della conoscenza parla,
la malinconia del desiderio sussurra,
l'angoscia della povertà piange.
Ma non c'è un dolore più profondo dell'amore,
più elevato della conoscenza,
più forte del desiderio,
più amaro della povertà.
Non ha né voce né timbro;
i suoi occhi brillano come stelle. (GIBRAN)


_.,-'*'-,._.,-'*'-,._.,-'*'-,._.,-'*'-,._


Quel che ho scritto di noi e' tutta una bugia
E’ la mia nostalgia cresciuta sul ramo inaccessibile
e' la mia sete tirata dal pozzo dei miei sogni
e' il disegno tracciato su un raggio di sole
quel che ho scritto di noi e' tutta la verita'
e' la tua grazia cesta colma di frutti rovesciata sull'erba
e' la tua assenza quando divento l'ultima luce all'angolo della via
e' la mia gelosia quando corro di notte fra i treni con gli occhi bendati
e' la mia felicità fiume soleggiato che irrompe sulle dighe
quello che ho scritto di noi e' tutta una bugia
quello che ho scritto di noi e' tutta verità (HIKMET)


_.,-'*'-,._.,-'*'-,._.,-'*'-,._.,-'*'-,._


Vorrei dirti le cose più belle stanotte, parlarti dei mondi scaturiti dalla fantasya dell’Uomo che, con te, condivido ogni notte.
Parlarti della Luna, delle Stelle che sono le nostre amiche quando attraversiamo le lande desolate delle nostre Realtà fino a raggiungere le mitiche città di Avalon, di Camelot, i fantastici regni dove Eroi, Fate, Stregoni si incontrano e danzano sull’eterno proscenio della vita.
E poi volare nell’aere limpido fino a giungere all’estremo limite dell’Universo dove la materia e l’energia sono un tutt’uno.
Dove la Natura mostra la sua inconcepibile potenza e bellezza.
Dove Dio da’ prova della sua esistenza allestendo lo spettacolo della creazione, dove gli atomi, le stelle, le galassie si formano e si trasformano continuamente.
E poi tuffarsi nelle profondità marine, dove le Sirene cantano attirando nelle loro trappole gli incauti marinai, e creature fantastiche escono dai profondi abissi e si scontrano con impavidi personaggi per l’eterna lotta fra il bene e il male.
E ancor più vorrei cantare la tua bellezza mio dolce amore, di come, coraggiosa compagna dell’eterno nostro cammino, lotti al mio fianco, e mi guardi, e mi sostieni, e mi risollevi se, qualche volta, in preda allo sconforto, mi lascio andare.
I tuoi occhi, immense pozze di liquido fuoco, brillano nell’oscurità come l’agognata luce che il pavido viandante scorge nella notte in cerca di un riparo.
E mi accorgo del cambiamento che avviene in essi quando combattono fieri contro l’avverso destino e suoi biechi servitori, e quando, invece, volgono, nei momenti di serenità, nella mia direzione appuntandosi nei miei.
Allora i bagliori si chetano e rimane il liquido pulsare dell’Amore mentre il colore diviene da brillante , profondo, mostrando tutti i colori dell’Universo.
Essi ridono di gioia , di amore ed io mi sento attraversato da quegli occhi e cade in me qualsiasi tensione, sento dentro di me un pulsare sempre più forte.
Il mio cuore batte veloce, nella mia anima scende la pace e ti sento mia e mi sento tuo.
Basta un gesto, una piccola mossa del volto o della mano, e indovino i tuoi pensieri.
Questo è l’Amore?
Un semplice sfiorarti trasmette fra di noi piccole scariche di energia che fanno rabbrividire la nostra pelle e allo stesso tempo donano al nostro corpo un senso di sicurezza che da soli non potremmo mai avere.
Le tue carezze roventi, i tuoi baci appassionati sono fonte di vita per me. Potrei perdere un braccio, una gamba, la vita, ma non sarebbe come perdere te, mio dolce completamento.
Senza di te io non vivo, senza di te sarei solo una scheggia di materia informe perduta nell’Universo, priva della scintilla divina che solo tu hai saputo far affiorare in me.
So per certo che nelle mille, e mille, e mille vite che verranno io e te ci incontreremo sempre perché il nostro amore risplende talmente da formare un unica fiamma capace di piegare il destino che vorrebbe dividerci.
Dovunque sarai, fossimo pure ai due capi del mondo noi ci incontreremo sempre e il nostro amore rivivrà ogni volta.
E ogni volta invecchieremo insieme, godremo delle bellezze della vita, rivivremo i momenti felici con rinnovato stupore, perché il vero Amore non può essere spento nemmeno dalla falce della Nera Signora e supererà indenne gli eoni che ci separano dalla fine del Tempo.

(Artur)


_.,-'*'-,._.,-'*'-,._.,-'*'-,._.,-'*'-,._

postato da: ArturBlord alle ore 10:41 | link | commenti
categorie:
17:27


Io di più non posso darti - (Pedro Salinas)


Io di più non posso darti.
Sono quel che sono.
Ah, come vorrei essere
sabbia, sole in estate!
Che tu ti distendessi
riposata a riposare.
Che andando via tu mi lasciassi
il tuo corpo, impronta tenera,
tiepida, indimenticabile.
E che con te se ne andasse
sopra di te, il mio bacio lento:
colore,
dalla nuca al tallone,
bruno.
Ah, come vorrei essere vetro,
tessuto, legno,
che conserva il suo colore
qui, il suo profumo qui,
ed è tremila chilometri lontano!
Essere
la materia che ti piace,
che tocchi tutti i giorni,
che vedi ormai senza guardare
intorno a te, le cose
- collana, profumi, seta antica -
di cui senti la mancanza
domandi: "Ah, ma dov'è".
Ah, e come vorrei essere
un'allegria fra tutte,
una sola, l'allegria della tua allegria!
Un Amore, un solo amore:
l'amore di cui tu ti innamorassi
Ma
non sono che quello che sono.




postato da: ArturBlord alle ore 17:27 | link | commenti
categorie:


 
Ed è ancora sera....

Se potessi lo darei..
un senso a questo battito d'ali..
al crepitio dei miei pensieri..
mentre ti penso..
Sempre qui
a parlare di te,
mentre invece vorrei
parlare con te,
sempre queste stesse lettere
che si confondono
sempre le stesse parole
che si mescolano..
Mi addormento
lontano dalle tue braccia
lontano dal tuo caldo respiro
lontano dai tuoi occhi.
E mi domando
se un po' di me vive in te..
Allora ti lascerei
queste tracce di me
come un dono
come un ricordo vitale
come una sensazione forte
come un profumo
che tutto può evocare.
E mi addormento
accanto ai tuoi pensieri
accanto al tuo cuore
vicino.. ma non abbastanza..
Buonanotte,
mio dolce pensiero..



postato da: ArturBlord alle ore 17:24 | link | commenti
categorie:


Limiti


Durante la propria vita si agisce in base a certe linee etiche che identificano punti critici che chiamiamo limiti.

Nell'evolversi delle proprie esperienze, si cresce e allora si cambiano opinioni, prospettive, giudizi.
Diventa conseguenza necessaria riposizionare questi limiti, più avanti... (e si diventa più tolleranti...) o indietro (e si diventa più rigidi, intransigenti...).
Alla luce di questi nuovi parametri di valutazione le esperienze passate assumono significati diversi, diventa difficile, almeno per me, capire il reale significato delle scelte fatte, e diventa oggetto di 'crisi' il voler/dover sostenere le scelte fatte precedentemente, in quanto non più supportate dalle certezze ora messe in discussione.

In questa situazione tutto appare fluido, possibile, senza aver più la 'barriera' dei limiti invalicabili.

Ma è giusto 'non aver limiti' oppure ridisegnare il proprio percorso definendo nuovi limiti?

postato da: ArturBlord alle ore 17:19 | link | commenti
categorie:


Pensierino della sera


Ogni sera, puntualmente, sento quietare a poco a poco il brusio che accompagna il mio giorno, fatto da suoni ormai noti e rassicuranti e dai repentini sobbalzi che mi danno le nuove tonalità sonore fonte talvolta di piacevoli sorprese e altre volte di inquietanti e tristi notizie.
Ma questo non basta a sopire la mia angoscia, il timore della notizia inattesa, eppur temuta, la paura del dolore, lo stridore dei miei pensieri più cupi che rimbombando fanno il consuntivo della giornata, della vita, delle prospettive.
Ma, allo stesso tempo, tornano i sogni, le sensazioni e le esperienze, le speranze e gli intendimenti, le passioni e gli orgogli.
Fai le somme della tua vita e ti accorgi che il risultato è sempre zero ma sei contento perché è nella natura umana pareggiare i conti, perdere per strada i decimali in meno o in più che la tua vita porta.
Ti basta avere integra la tua facoltà di sognare, la tua Fantasya.
Solo questo è importante.
In questo modo riservi intatta la notte e dai la possibilità al nuovo giorno di venire a portarti la tua nuova dose di tristezza e di felicità che lo renderanno comunque unico ed insostituibile tassello per il puzzle della tua vita
.




postato da: ArturBlord alle ore 17:16 | link | commenti
categorie:


MAREA


marea, specchio dell'universo
lasci a riva soltanto un istante
di quel tuo infinito...

e non ti accorgi
mentre scompari
che stai portando via
anche l'ultimo opaco riflesso
dei miei sogni...

se proprio devi andare
almeno trascina via
i miei ricordi che tu hai scolpito
uguali a te...

perchè tu
sei rimasta ancora qui
intrappolata
nella speranza di un tuo sì...

qui, dove restano oramai
solo frammenti
di te che voli ancora intera
nel labirinto dei miei sensi
come magnifica ossessione...

marea, resta difficile
dirti come mai
non si cancelli da me
il disegno dei tuoi passi...

e mentre il vento
porta la tua vita in volo
io combatto per cercare
di star solo

mentre il sole
piano piano ti colora
io combatto
per tenerti ancora un ora...

ma ora tu
in silenzio te ne vai
come una fata
e qui finisce la magia...

tu, che nell'alba svanirai
con la rugiada
domani sarai già lontana
e presto scorderai il mio nome,
mentre il tuo
sarà prigioniero del mio cuore.




postato da: ArturBlord alle ore 17:13 | link | commenti
categorie:


Tennyson, In Memoriam, XLIX


Stammi vicino quando la mia luce si abbassa.
Quando il sangue ristagna e i nervi pungono
e formicolano; e il cuore è malato,
e tutte le ruote dell'Essere rallentano.
Stammi vicino quando l'ordine dei sensi
è tormentato da dolori che sopraffanno la fede;
e il Tempo, un folle che sparge polvere
e la Vita, una Furia che scaglia fiamme.



postato da: ArturBlord alle ore 17:11 | link | commenti
categorie:


"Bridge over troubled water" - Simon & Garfunkel


Quando sei stanca,

Quando ti senti piccola,
Quando hai le lacrime agli occhi,
Io te le asciugherò;
Sono al tuo fianco.
Quando i tempi si fanno difficili
E di amici non se ne trova nessuno,
Come un ponte sull'acqua tormentata
Io mi distenderò.
Come un ponte sull'acqua tormentata
Io mi distenderò.
Quando ti senti giù e fuori dal giro,
Quando sei a terra,
Quando la sera scende così disperata
Io ti conforterò.
Io prenderò le tue parti.
Quando viene il buio
E tutto intorno è dolore,
Come un ponte sull'acqua tormentata
Io mi distenderò.
Come un ponte sull'acqua tormentata
Io mi distenderò.
Alza le vele, ragazza d'argento,
Alza le vele e parti.
È venuto per te il tempo di risplendere.
Tutti i tuoi sogni sono in cammino.
Guardali come risplendono.
Se hai bisogno di un amico
Io sto salpando dietro di te.
Come un ponte sull'acqua tormentata
Io alleggerirò la tua mente.


postato da: ArturBlord alle ore 17:08 | link | commenti
categorie: