Stanotte partirò
con la mia barca rossa alla deriva
verso mari di Luce
Incatenato ai remi
lascerò alle mie spalle
canti maligni di sirene
inchiodate agli scogli dell’angoscia
E sarò solo
mentre la terra della giovinezza
svanirà all’improvviso tra le nebbie
ricoprendo di grigio
la desiata follia del non ritorno
E sarò uomo
libero di pregare e di cantare
di piangere e sorridere
di vivere
quando le stelle torneranno in cielo
per additarmi isole lontane
oceani nuovi e sconosciuti mondi
lanterne a rivelare antichi approdi
in cui deporre l’anima sfinita
E sarò senza fiato
mentre le vele abbracceranno il vento
nell’incanto di un’alba iperumana
ridando agli occhi le cromìe del cuore
trafugate dal Buio per troppo tempo
E sarò tra le braccia
di una Natura finalmente Madre
che accoglierà il mio grido a labbra mute
con la magia dei suoi colori arcani
nello splendore amato
della
Luce
Stanotte troverò
sulla mia barca rossa alla deriva
Quell’Isola che attende
il
mio
Destino
COMA
C'è nel cuore una finestra murata da molto tempo.
Su di essa è cresciuta l'edera che l'ha nascosta alla vista di chi passava di lì per caso e, sebbene il resto della casa sia stato tenuto in buono stato non risuonano i canti e i balli che un tempo allietavano le notti di una gioventù che non si curava del domani se non per sognare nuove avventure.
Era un momento magico quel tempo scevro da ogni presentimento e da qualsiasi cattivo pensiero.
Correva la felicità quel giorno ed accanto occhi scintillanti.
Sorrisi si intrecciano per un attimo poi un rumore assordante, una luce accecante.
Buio... buio intorno a me, intorno alla mia coscienza, rivoli di sensazioni monche, bagliori di ricordi congelati nella fissità di un attimo passato.
Sogni.... sogni fastidiosi, fantastici, conversazioni da oltre il muro, pianti, risate ed angoscia.
Angoscia che pianta paletti in un cuore che pulsa ma che sa che è tutta illusione il suo vivere.
Poi sensazioni tattili invadono il tranquillo lago dell' inconsapevolezza.
Lo stagno è percorso da onde circolari: una pietra è stata scagliata nella profondità dell'acqua cheta.
Pensieri si agitano come pesci e ridanno vita ad un'anima morta.
Un chiarore traspare dall'alto ed illumina rovine ricoperte di rovi.
Nel profondo la luce si ritrae da un angolo nascosto.
In quel punto il buio è vivo e si cela alla consapevolezza.
Occhi.... occhi si spalancano sulla vita.
Calore, suoni, sensazioni calde, dolori che bloccano le articolazioni anchilosate, movimenti che suscitano tremori in arti da lungo tempo inermi.
Parole.... dapprima inintelliggibili mugugni, poi piccoli discorsi sconclusionati, infine vocabolari da rinverdire.
Ma un ovoide di buio permane.
Non è scalfito e nemmeno oso scalfire i suoi confini.
E' lento il raffiorare della coscienza.
Coscienza di se, del proprio corpo, del prima e del poi.
Brandelli di memoria si rinsaldano.
Una vita si ricostruisce pian piano. Ma la notte, nell'oscurità della stanza, nebbie color piombo intaccano la coscienza.
Stendono lembi opachi sui ricordi e strappano la tela ricostruita con tanti sforzi.
Un nome......... un nome gira nel vuoto della mente.
Non riesco a metterlo a fuoco ma sento che è la chiave di tutto.
Poi una notte il sogno prende il sopravvento.
Si dipana quieto raccontando un rapporto d'amore talmente pregno di significato da essere ragione di vita.
Giorni e giorni scorrono davanti ai miei occhi interiori come se fossero scene di un film amato e rivisto decine di volte.
Spesso anticipo le scene richiamandole alla memoria prima che esse compaiano sullo schermo.
Poi il film accelera la sua corsa, fotogrammi saltano sempre più frequentemente, le scene diventano caotiche ed incomprensibili, finchè la pellicola salta e si scioglie in una poltiglia fiammeggiante e fumosa.
Mi sveglio di soprassalto gridando.
Il nome è lì fiammeggiante ma io non riesco a vederlo.
Passano altri giorni ed io procedo al restauro della pellicola.
Recupero fotogramma dopo fotogramma ma tutto questo mi inquieta sempre più.
C'è sempre un angolo davanti a me e so per certo che dietro a quell'angolo c'è la soluzione.
ma quando arrivo all'angolo, svolto e ritrovo davanti a me un altro angolo.
Una sorta di labirinto costringe la mia memoria a giravolte senza senso.
Tutte le scene restaurate sono prive di data, tutto si dipana in maniera estremamente labile e fatua.
Ecco cosa devo fare: ricostruire il nesso temporale degli eventi.
Queto è lavoro da archeologo!
Scavo nei miei ricordi e li metto in tanti cassetti.
Il puzzle di una vita lentamente si ricompone.
Tutto è estremamente facile tranne un periodo di pochi mesi o anni che sfugge alla mia indagine.
Ho paura a chiedere aiuto.
Chiedere aiuto mi imporrebbe un risveglio completo e non voglio ancora svegliarmi.
La mia incoscienza è vigile mentre cerco prove e riscontri.
Centinaia di ricordi ruotano come se fossero trascinati da un tornado che si scatena spesso nella mia testa.
Poi, all'improvviso, il tornado si cheta e tutto diventa lineare.
Ecco davanti a me c'è l'intero percorso temporale tanto a lungo cercato.
(Continua)
Dalla donna che sono mi succede, a volte, di osservare nelle altre, la donna che potevo essere; donne garbate esempio di virtù, laboriose brave mogli, come mia madre avrebbe voluto.
Non so perchè tutta la vita ho trascorso a ribellarmi a loro.
Odio le loro minacce sul mio corpo la colpa che le loro vite impeccabili, per strano maleficio mi ispirano; mi ribello contro le loro buone azioni, contro i pianti notturni sotto il cuscino, contro la vergogna della nudità sotto la biancheria intima, stirata e inamidata.
Queste donne, tuttavia, mi guardano dal fondo dei loro specchi; alzano un dito accusatore e, a volte, cedo al loro sguardo di biasimo e vorrei guadagnarmi il consenso universale, essere "la brava bambina", "la donna per bene", la Gioconda irreprensibile, prendere dieci in condotta dal partito, dallo Stato, dagli amici, dalla famiglia, dai figli e da tutti gli esseri che popolano abbondantemente questo mondo.
In questa contraddizione inevitabile tra quel che doveva essere e quel che è, ho combattuto numerose battaglie mortali, battaglie inutili, loro contro di me - loro contro di me che sono me stessa - con la psiche dolorante, scarmigliata, trasgredendo progetti ancestrali, lacero le donne che vivono in me che, fin dall'infanzia, mi guardano torvo perchè non riesco nello stampo perfetto dei loro sogni, perchè oso essere quella folle, inattendibile, tenera e vulnerabile che si innamora come una triste puttana di cause giuste, di uomini belli e di parole giocose perchè, adulta, ho osato vivere l'infanzia proibita e ho fatto l'amore sulle scrivanie nelle ore d'ufficio, ho rotto vincoli inviolabili e ho osato godere del corpo sano e sinuoso di cui i geni di tutti i miei avi mi hanno dotata.
Non incolpo nessuno.
Anzi li ringrazio dei doni.
Non mi pento di niente, come disse Edith Piaf: ma nei pozzi scuri in cui sprofondo al mattino, appena apro gli occhi, sento le lacrime che premono, nonostante la felicità che ho finalmente conquistato, rompendo cappe e strati di roccia terziaria e quaternaria, vedo le altre donne che sono in me, sedute nel vestibolo che mi guardano con occhi dolenti e mi sento in colpa per la mia felicità.
Assurde brave bambine mi circondano e danzano musiche infantili... contro di me; contro questa donna fatta, piena, la donna dal seno sodo e i fianchi larghi,
che, per mia madre e contro di lei, mi piace essere.
di Gioconda Belli
Il pensiero volò via da un bacio leggero
e volando sfiorò forse un altro pensiero
per un pò si posò su una, strana, collina
da cui, poi, rotolò piu pensiero di prima
scese lungo un fiume di parole brevi
fino ad una radura per riposare un pò
poi il pensiero si alzò da quel posto sicuro
e così continuò il suo, un pò strano, giro
e volando veloce cercò un altro pensiero
alla fine tornò da quel bacio leggero........
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