Da L'Isola di Arturo di Elsa Morante
....... "Certe sere, dopo cena, attirato dalla frescura di fuori, mi stendevo sullo scalino della soglia, o sul terreno dello spiazzo.
La notte, che un'ora prima, giù al piano, m'era apparsa così proterva, qua, ad un passo dalla porta-finestra illuminata, mi ridiventava familiare.
Adesso il firmamento, a guardarlo, mi diventava un grande oceano, sparso d'innumerevoli isole, e, fra le stelle, ricercavo aguzzando lo sguardo quelle di cui conoscevo i nomi: Arturo, prima di tutte le altre, e poi le Orse, Marte, le Pleiadi, Castore e Polluce, Cassiopea......
Avevo sempre rimpianto che, ai tempi moderni, non ci fosse più sulla Terra qualche limite vietato, come per gli antichi le Colonne d'Ercole, perchè mi sarebbe piaciuto di oltrepassarlo io per primo, sfidando il divieto con la mia audacia; e, allo stesso modo, adesso, guardando lo stellato, invidiavo i futuri pioneri che potranno arrivare fino agli astri.
Era umiliante guardare il cielo e pensare: là ci sono tanti altri paesaggi, altre iridi di colori, forse tanti altri mari di chi sa quali colori, altre foreste più grandi che ai Tropici, altre forme di animali ferocissime e allegre, più amorose ancora di queste che vediamo.... altri esseri femminili stupendi che dormono.... altri eroi bellissimi..... altri fedeli.... e io non posso arrivare la.
Allora, i miei occhi e i miei pensieri lasciavano il cielo con dispetto, riandando a posarsi sul mare, il quale, appena io lo riguardavo, palpitava verso di me, come un innamorato.
Lì disteso, nero e pieno di lusinghe, esso mi ripeteva che anche lui, non meno dello stellato, era grande e fantastico, e possedeva territori che non si potevano contare, diversi uno dall'altro, come centomila pianeti!
Presto, ormai, per me, sarebbe cominciata finalmente l'età desiderata in cui non sarei stato più un ragazzino, ma un uomo; e lui, il Mare, simile a un compagno che finora aveva sempre giocato assieme a me e s'era fatto grande assieme a me, mi avrebbe portato via con lui a conoscere gli oceani, e tutte le altre terre, e tutta la vita!.............."
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Quella, che tu credevi un piccolo punto della terra fu tutto.
E non sarà mai rubato quest'unico tesoro.
ai tuoi gelosi occhi dormienti.
Il tuo primo amore non sarà mai violato.
Virginea si è rinchiusa la notte
come una zingarella nel suo scialle nero.
Stella sospesa nel cielo boreale
eterna; non la tocca nessuna insidia.
Giovinetti amici, più belli di Alessandro e d'Eurialo,
per sempre belli, difendono il sonno del mio ragazzo.
L'insegna paurosa non varcherà mai la soglia
di quella isoletta felice.
E tu non saprai la legge
ch'io, come tanti, imparo,
- e a me ha spezzato il cuore:
fuori dal limbo non v'è eliso.
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In questi versi si racchiude il messaggio che Elsa Morante trasmise attraverso le pagine del suo romanzo "L'isola di Arturo".
Il ricordo dell'infanzia, il Limbo, sarà sempre ricordato da chiunque come l'età dell'oro che non tornerà più.
Certamente occorre ricordare che per parecchi, anzi la maggior parte, dei bimbi del mondo, questa condizione finisce quasi subito, ma per quanto sia breve sarà sempre presente nell'immaginifico di ciascuno di noi.
Il mito di Peter Pan, avulso da qualsiasi significato psicologico o psichiatrico, lasciato solo come desiderio di avventura, di scoperta, di stupore, di felicità, di conoscenza, di amore e, anche, di crudeltà senza alcuna malizia, deve rimanere intatto in un piccolo posto della nostra anima perchè chi conserverà tali propositi e, anche nel mezzo delle difficoltà della vita, ne avrà rimpianto e riuscirà a risvegliarli non invecchierà mai e sarà sempre pronto a combattere le difficoltà e le ingiurie della gente comune con l'aiuto della fantasya.